Un algoritmo salverà i negozi di abbigliamento su strada?

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di Luca Spoldi 8 Maggio 2020 | 12:27

Come valutare il peso del retail sulle vendite online?

In che modo la comunicazione realizzata da un negozio fisico può agevolare la vendita di un capo di abbigliamento nello shop online della griffe? Prova a dare risposta ad uno dei problemi più complessi del mondo dell’abbigliamento il dipartimento ricerca e sviluppo di Velvet Media, società di marketing veneta guidata da Bassel Bakdounes che ha pensato di sviluppare un algoritmo ad hoc.

Velvet Media ci prova con un algoritmo

L’algoritmo attribuisce un valore numerico ad ognuna delle attività che i negozianti possono fare per promuovere un brand, dall’ampiezza della vetrina allo spazio riservato al capo di abbigliamento sugli scaffali, fino all’iconicità della location. A ciò si uniscono altre variabili come il prezzo, la tipologia della collezione e l’autorevolezza del marchio. I dati vengono poi geolocalizzati con app di proximity marketing ed ulteriormente elaborati. Alla fine l’algoritmo di Velvet Media genera un “numero magico”: la percentuale di vendite online che un determinato negozio fisico genera attraverso la propria comunicazione sul territorio.

Negozi generano dal 5% al 30% delle vendite online

L’algoritmo vuole offrire una soluzione possibile per evitare l’apocalisse dei retail che l’emergenza coronavirus rischia di accelerare drammaticamente. Il titolare di Velvet Media, Bassel Bakdounes, spiega: “abbiamo chiarito in termini matematici come dare un peso specifico ai retail, che in questo momento stanno soffrendo una delle peggiori crisi che il comparto abbia mai avuto”. Stando alle prime simulazioni, l’algoritmo “ha già dimostrato che un negozio fisico può valere fino al 30% delle vendite online perfezionate in quel territorio. Va detto però che nella maggioranza dei casi il valore non supera il 5%”.

Negozi migliori attirano clienti anche per il web

L’algoritmo brevettato da Velvet Media sin pratica, controlla i movimenti delle persone (ovviamente in modo aggregato, per non violare la privacy) nell’area attorno ai negozi di riferimento. Ciò permette alle marche di abbigliamento di capire come la somma di attività di comunicazione svolte dal negoziante incida in modo reale sulle vendite nel web. In sostanza se una persona passa dieci volte vicino al negozio (per osservare o magari anche provare un capo) e poi compera quel capo online, un merito economico va riconosciuto anche al retail. Cosa che finora non accade.

Le marche accetteranno di remunerare i negozianti?

“La nostra divisione specializzata nel fashion adesso avrà di fronte una nuova sfida”, conclude Bakdounes: “dovremo mediare tra griffe e retail, diffondere questi dati perché ognuno abbia ciò che gli spetta nella commercializzazione della moda. Le vetrine virtuali sul web senza i negozi fisici non possono sopravvivere, la sfida per il futuro è quella di riconoscere ai retail il valore economico che producono a favore della griffe in termini comunicativi”. Le marche saranno d’accordo o per i negozi su strada il declino irreversibile è iniziato?

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