Tfr, niente benefici dalla bassa inflazione

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di Redazione 7 Gennaio 2016 | 09:20

Uno degli effetti della potente crisi finanziaria è il rallentamento dell'inflazione. Ma niente rivalutazione.

Con una bassa crescita dei prezzi il potere di acquisto tende a mantenersi stabile, anche a salari invariati. E in questi anni di crisi finanziaria, uno degli aspetti positivi è proprio il rallentamento dell'inflazione.

RENDIMENTI REALI STABILI – I salari e gli stipendi non sono cresciuti negli ultimi anni nel nostro paese, a causa proprio della crisi e dell'alto tasso di disoccupazione. Tuttavia, si potrebbe sperare che i lavoratori possano almeno confidare in una rivalutazione reale degli accantonamenti con il Tfr maggiore che in passato. Invece, analizzando i numeri, come sottolinea InvestireOggi.it, si scopre un'amara sorpresa. Dal 2006 alla fine del 2015, l'Italia ha registrato un'inflazione cumulata di circa il 17%. Ora, il Tfr viene rivalutato ogni anno dell'1,5% fisso, a cui si somma il 75% dell'indice di crescita dei prezzi. Pertanto, nel corso dell'ultimo decennio, mediamente si è registrata una rivalutazione del Tfr del 30%, il 13% in più dell'inflazione. Nel decennio precedente, quello che va dal 1996 al 2005, l'inflazione cumulata in Italia ha sfiorato il 25%, per cui il Tfr annualmente si è rivalutato in media del 4%, ovvero del 13% in più dell'inflazione nell'intero periodo.

ACCANTONAMENTI TFR – Dunque, ad occhio e croce, mentre l'inflazione ha rallentato la sua corsa di circa 3 quarti di punto all'anno, per effetto dei criteri di rivalutazione, il Tfr accantonato è cresciuto anch'esso meno che in passato, tenendo il passo del decennio precedente, in termini reali. Risultato: nessun beneficio ne è derivato al lavoratore dall'abbassamento dell'inflazione. Il meccanismo creato con la rivalutazione, infatti, non ha consentito di sfruttare al meglio le potenzialità di questa fase.

RIVALUTAZIONE TFR – Va detto, per contro, che gli stessi tassi di mercato sono stati inferiori che in passato, per cui anche se i rendimenti offerti dai fondi pensione si sono dimostrati più elevati di quelli del Tfr, almeno nel lungo periodo che va dal 2000 al 2014, battendo questi ultimi di oltre il 10% in tutto. Non è questo lo scenario che ha dinnanzi a sé l'Italia per fortuna, ma se l'inflazione salisse al di sopra del 6%, il Tfr si rivaluterebbe a un tasso inferiore, ovvero si svaluterebbe in termini reali. Quello sarebbe il limite, oltre il quale la rivalutazione non terrebbe il passo con la crescita dei prezzi.

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