Riforma delle Popolari, ecco perché il Consiglio di Stato ha detto no

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di Ettore Mieli 5 Dicembre 2016 | 15:00

Il Consiglio di Stato ha bloccato l’iter di attuazione della riforma delle banche popolari varata l’anno scorso dal governo Renzi, ritenendo legittimi i dubbi sulla costituzionalità del provvedimento sollevati da alcuni soci e associazioni. Sul tema dovrà dunque esprimersi la Consulta.

Nel frattempo, la Sesta Sezione del Consiglio di Stato ha sospeso l’efficacia della circolare di Bankitalia riguardante la possibilità di sospendere il rimborso delle azioni sulle quali è stato esercitato il diritto di recesso in relazione alla trasformazione in società per azioni.

L’articolo 1 del decreto legge del 24 gennaio 2015 aveva imposto alle banche popolari con un patrimonio superiore agli 8 miliardi di euro di superare il voto capitario e diventare spa.

In attesa di un pronunciamento della Corte Costituzionale, il Consiglio di Stato

“accoglie interinalmente, in parte, l’istanza cautelare e, per l’effetto, sospende parzialmente, con le sentenze appellate, l’efficacia dell’impugnata circolare della Banca d’Italia”.

Perché il Consiglio di Stato ha stoppato la riforma delle banche popolari

Due le questioni di legittimità costituzionale sollevate dal Consiglio di Stato. Innanzitutto la possibilità che il diritto al rimborso delle azioni al socio che esercita il recesso sia

“limitato (anche con la possibilità, quindi, di escluderlo tout court) e non, invece, soltanto differito entro limiti temporali predeterminati e con previsione di un interesse corrispettivo”.

Il secondo punto finito sotto i riflettori del Consiglio di Stato riguarda la parte in cui si

“attribuisce alla Banca d’Italia il potere di disciplinare le modalità di tale esclusione, nella misura in cui detto potere viene attribuito ‘anche in deroga a norme di legge’, con conseguente attribuzione all’istituto di Vigilanza di un potere di delegificazione in bianco, senza la previa e puntuale indicazione, da parte del legislatore, delle norme legislative che possono essere derogate e, altresì, in ambiti verosimilmente coperti da riserva di legge”.

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