Tfr in busta paga? La maggior parte dei lavoratori privati non vuole

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di Ettore Mieli 9 Dicembre 2014 | 10:44

Ecco cosa rivela una una ricerca condotta da SWG per il gruppo assicurativo Genworth

La maggior parte dei lavoratori privati italiani (67%) non è intenzionato a scegliere di ricevere il Tfr in busta paga. Il 45% di quelli (17%) che invece sono intenzionati a chiederlo, preferiscono risparmiarlo per future necessità, mentre il 21% pensa di spenderlo per affrontare le spese correnti.

TENDENZA AL RISPARMIO – Sono i principali dati che emergono da una ricerca condotta da SWG su un campione rappresentativo della popolazione italiana in merito alle scelte finanziarie delle famiglie, commissionata dal gruppo assicurativo Genworth, specializzato nella protezione del tenore di vita. La tendenza che emerge dal sondaggio è quella di pensare alle necessità immediate o a mettere da parte il denaro a scapito di investimenti e protezione, a fronte di una situazione economica ancora instabile. La media dei risparmi che gli italiani attingono ogni mese per compensare la diminuzione dei redditi è infatti passata da 189 euro del 2013 a 177 del 2014 (erano 193 nel 2012). Inoltre alla domanda sulla percepita efficacia del “bonus bebè”, solo il 20% ha risposto positivamente.

I TAGLI – Di fronte poi allo spettro di ulteriori tagli alla sanità solo il 3% degli italiani pensa di stipulare una assicurazione sanitaria a fronte di un 26% che non la ritiene utile e di un 39% che la stipulerebbe se solo avesse risorse per poterlo fare. A fronte dell’aumento della pressione fiscale sui rendimenti provenienti dai fondi pensione inoltre, il 29% degli italiani preferirebbe tenere il denaro il banca rispetto al 14% che li sottoscriverebbe comunque.

DISOCCUPAZIONE – Per quanto infine riguarda l’estensione delle coperture sulla disoccupazione a tutti i lavoratori proposta dalla riforma del lavoro, nell’ambito di un sistema semplificato imperniato su un contratto unico a tutele crescenti, gli italiani la valutano in maniera generalmente positiva: il 42% si sente infatti tutelato mentre il 34% non si ritiene protetto.

VULNERABILITA’ FINANZIARIA – Secondo la ricerca Genworth/SWG inoltre, nonostante sia positivamente calata (dal 44% al 42% dal 2013 al 2014) la quota delle famiglie che utilizza i propri risparmi per compensare la diminuzione del reddito, la percezione di vulnerabilità finanziaria è tuttavia rimasta sostanzialmente invariata, registrandosi anzi un lieve aumento nel numero di coloro i quali arrivano a fine mese con molte difficoltà, passati dal 20 al 22%.

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