Risparmio tradito, 5 consigli per evitare le truffe finanziarie

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di Amelia Zonta 8 Ottobre 2014 | 09:28

Li dà la Guardia di Finanza nel rapporto che riassume le attività a tutela del risparmio nei primi otto mesi del 2014. Ecco i 5 suggerimenti

Poche e semplici cautele da adottare per evitare di farsi truffare. Le ricorda agli italiani la Guardia di Finanza nel rapporto che riassume le attività a tutela del risparmio nei primi otto mesi del 2014. Questi i suggerimenti:
a. verificare l'iscrizione di promotori finanziari o agenti assicurativi negli Albi nazionali di riferimento
b. utilizzare strumenti tracciabili – assegni o bonifici – intestandoli esclusivamente agli intermediari che offrono i servizi e le attività di investimento. In altri termini, mai alla persona fisica con la quale si viene in contatto
c. non consegnare le credenziali di accesso a rapporti bancari online o ai servizi di investimento
d. diffidare da chi promette rendimenti fuori mercato, anche in relazione a strumenti finanziari non negoziati nei mercati regolamentati
e. segnalare alle autorità di vigilanza competenti – Consob per i promotori finanziari, Ivass per gli assicuratori – e alla Guardia di Finanza condotte anomale e poco trasparenti da parte degli operatori di settore o sedicenti tali

ATTENTI ALLO "SCHEMA PONZI" – Le attività svolte dal Corpo nell'anno in corso hanno consentito di individuare molti casi di "risparmio tradito". Le tecniche di frode messe in campo sono le più disparate anche se, ancora oggi, in alcuni casi, è stato utilizzato il famigerato "schema Ponzi", adattato di volta in volta alle esigenze dei tempi. In sostanza, al malcapitato vengono promessi altissimi rendimenti ma, in realtà, corrisposti in minima parte e solo all'inizio del rapporto con le somme nel frattempo raccolte presso nuovi clienti. Il meccanismo procede fino a quando non vengono avanzate richieste di restituzione dei capitali investiti, svelando così l'esistenza della truffa.

ESPERIENZE INVESTIGATIVE – In un'indagine condotta dal nucleo di polizia tributaria di Ferrara nei confronti di un broker finanziario, è emerso che costui, producendo falsi certificati d'investimento riferiti a operazioni che asseriva sarebbero state remunerate con alti tassi di interesse, ha ingannato oltre 100 risparmiatori, sottraendo loro un patrimonio complessivo ammontante a oltre 11 milioni di euro. In altri casi, a caratterizzare le vicende non è solo il “modus operandi” ma anche il profilo dei truffatori. Come nel caso di una docente di diritto tributario di un ateneo pugliese, indagata per truffa e abusivismo finanziario. Le indagini, condotte dal nucleo di polizia tributaria di Bari, hanno permesso di scoprire che da decenni l'indagata, offrendo allettanti rendite, era riuscita a farsi consegnare da una trentina di clienti somme complessivamente superiori a 6 milioni di euro.

INSOSPETTABILE PROF MILANESE – Più ingegnoso è risultato lo schema adottato da un professore di economia aziendale di una nota università di Milano, al quale il nucleo di polizia tributaria di Milano ha contestato di aver promosso e organizzato un'associazione a delinquere finalizzata alla commissione di un numero indeterminato di delitti di truffa a danno di investitori nazionali ed esteri, realizzati mediante la vendita di quote di un fondo di investimento delle Isole Cayman. Il danno causato è stato stimato in oltre 300 milioni di euro. In questo caso, l'indagato ha fornito ai suoi clienti, tra i quali anche banche d'affari straniere, una falsa rappresentazione del valore effettivo dei titoli in portafoglio e successivamente, con l’intento di simulare il ripianamento delle perdite, ha proceduto a contabilizzare profitti inesistenti e a sottoscrivere un titolo obbligazionario emesso da una società statunitense risultata una "scatola vuota".

DIPENDENTI DI BANCA INFEDELI – Tra le condotte contestate la Guardia di Finanza segnala infine una serie di truffe commesse attraverso la presentazione di falsi atti fideiussori e con il coinvolgimento di compiacenti funzionari di diversi istituti di credito. Nell'ampia casistica riscontrata rientrano infatti anche infedeli dipendenti bancari, come si è verificato a Udine, dove una cassiera – secondo quanto accertato dal nucleo di polizia tributaria giuliano – è riuscita, all'insaputa dei clienti, movimentando somme di denaro su vari conti correnti e apponendo firme false sulle contabili di richiesta di assegni circolari e sulle girate degli stessi, a prelevare una somma per un importo superiore a 360mila euro e a trasferire i proventi delle appropriazioni indebite in favore dei suoi familiari. Più grave il danno causato dal direttore di una filiale di un primario gruppo bancario nazionale, nonché sindaco di un comune della bergamasca, il quale, come emerso dalle indagini condotte dal nucleo di polizia tributaria orobico, attraverso furti sistematici della corrispondenza bancaria e la sostituzione degli estratti conto con false rendicontazioni, è riuscito a prelevare dai rapporti di conto dei propri clienti – imprenditori e comuni cittadini – oltre 20 milioni di euro.

E C'È ANCHE CHI RUBA IN CHIESA – Singolare è infine la vicenda che ha visto come parte offesa il Santuario di San Francesco di Paola, in relazione a consistenti ammanchi verificatisi sul fondo patrimoniale alimentato tramite la raccolta delle offerte elargite dai fedeli. Le indagini, condotte dalla Compagnia di Paola, hanno consentito di ricostruire le responsabilità del soggetto preposto alla gestione del fondo, dal quale sono stati prima distratti circa 2 milioni di euro, "trasferiti", spiegano le Fiamme Gialle, su un conto online e utilizzati per realizzare una sistematica e dissennata attività di trading ad altissimo rischio, e poi per disporre una serie di bonifici a beneficio di alcuni suoi sodali che, con questa provvista, hanno comprato case e un'imbarcazione di lusso.

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