Tfr in busta paga o nei fondi pensione: ecco di cosa si tratta

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di Redazione 1 Ottobre 2014 | 14:30

L'idea del Governo è quella di riconoscere una sorta di anticipo mensile del Tfr in busta paga già dal 1 gennaio 2015.

Chiedere il Tfr in busta paga mese per mese, lasciarlo in azienda per averlo quando si lascia il lavoro o versarlo ai fondi pensione per garantirsi una vecchiaia economicamente più tranquilla? Una domanda a cui i lavoratori dipendenti potrebbero dover rispondere a breve. L’idea del Governo, infatti, è quella di riconoscere una sorta di anticipo mensile del Tfr in busta paga già dal 1 gennaio 2015. La misura di cui si parla è pari al 50% dello stipendio lordo ripartito per le mensilità

L’ESEMPIO – Un dipendente che guadagna 15mila euro lordi annuali (1.100 euro netti circa al mese) ogni anno accumula di TFR 1.100 euro. Facendosi liquidare il 50% di questa somma sulla busta paga l'aumento annuale sarà di 550 euro lordi, circa 45 euro mensili.

I DUBBI SULLA TASSAZIONE – Si tratta per molti esperti di un manovra complessa che solleva prima di tutto dei dubbi sulla tassazione. Cioè, come sarà tassato il Tfr n busta paga? E chi sforerà il tetto dei 1.500 prenderà ancora il bonus degli 80 euro? Non si sa ancora, ma si presuppone naturalmente che il progetto allo studio del Governo tenga conto sia di questo possibile sforamento, sia dell'eventuale passaggio con il Tfr in busta paga all'aliquota fiscale più alta.

SUBITO IN BUSTA PAGA – In ogni caso potrebbe essere una soluzione per chi percepisce uno stipendio basso. Con uno stipendio di circa 1.300 euro netti al mese e il Tfr interamente in busta, lo stipendio potrebbe aumentare di poco meno di 100 euro. Se invece l'ipotesi dovesse riguardare solo il 50% del Tfr l'importo in busta sarebbe dimezzato. Aumentano i consumi nell'immediato, ma si rinuncia sia al ''tesoretto'' una volta usciti dal lavoro.

INVESTIRE IN FONDO PENSIONE – Un’altra scelta potrebbe essere quella d destinare il proprio Tfr in un fondo pensione. Chi va in pensione adesso va ancora con il calcolo retributivo perchè aveva più di 18 anni di contributi nel 1995, ma tra pochi anni si andrà con assegni calcolati per la parte maggiore con il contributivo. Versare ai fondi significa, inoltre, assicurarsi il contributo del datore di lavoro (tra l'1% e l'1,8% della retribuzione a secondo di quanto previsto nei contratti) che si perderebbe qualora si tenesse il Tfr in azienda o lo si chiedesse in busta paga.

RENDIMENTI ALTI – Infine i fondi pensione negli ultimi anni hanno assicurato in media un rendimento sul proprio versamento più alto rispetto al Tfr lasciato in azienda (+5,4% i fondi chiusi e +12,2% i piani individuali di previdenza – Pip – che comunque hanno costi di gestione più alti e non possono contare sul contributo del datore di lavoro contro l'1,7% del Tfr in azienda secondo gli ultimi dati della Covip riferiti al 2013).

(RISPOSTA A SOLDIWEB TRIVIAL: La risposta corretta è 6,91%)

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