L’allarme dell’Autorità per l’Energia: la crisi genera morosità

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di Amelia Zonta 20 Giugno 2014 | 08:24

In scia alle difficoltà economiche, le famiglie hanno difficoltà a pagare le bollette. Ma c'è anche chi se ne approfitta

IMPRESE E FAMIGLIE MOROSE – "Nel 2012, con aggravamento nel 2013, le sofferenze correlate alla crisi si sono manifestate anche nel mercato di massa dell'energia, in maniera evidente sotto forma di morosità di imprese e famiglie". Lo dice il presidente dell'Autorità per l'Energia, Guido Bortoni, illustrando la relazione al Parlamento. Bortoni ha sottolineato che occorre stringere selettivamente le maglie della regolazione per tutelare i clienti in effettivo stato di difficoltà economica, evitare a un tempo le 'facili' sospensioni del servizio da parte dei fornitori e al contempo confinare i comportamenti opportunistici e le 'facili' morosità. "Tenendo ben presente che la morosità rappresenta anche per i fornitori una variabile di reale criticità in un contesto già di crisi". Proprio per questo l'Autorità sta lavorando "a un documento per la consultazione al riguardo, volto a rispondere anche all'esigenza di ricalibrare i rapporti fra vendita e distribuzione, perché anche qui vale il 'ciascuno faccia la sua parte', incluse le imprese di distribuzione, che devono svolgere le attività loro assegnate, e per le quali sono remunerate, in maniera efficiente".

PREZZI FINALI E CONSUMI ELETTRICI – "Una preoccupazione che attualmente condividiamo con il governo e con le istituzioni europee è quella per i prezzi finali dell'energia ancora alti in Italia e in crescita in tutta Europa". Il calo del 10% delle bollette per le pmi "si muove sulla via giusta". Il nuovo "paradigma elettrico", con le rinnovabili che hanno raggiunto una produzione pari al 30% del totale, presenta il "rischio di nuove inefficienze e di possibili criticità per la stessa sicurezza del sistema" a causa della non programmabilità delle fonti e della distribuzione del territorio. Anche nel 2013 le famiglie con bassi consumi elettrici hanno pagato prezzi inferiori a quelli dell'area euro. Per tutte le altre classi di consumo, comunque, i prezzi sono più alti: in particolare, per i consumi tra 2.500 e 5.000 KWh il divario si restringe, con i prezzi cresciuti del 4,2% contro il +5,5% dell'eurozona. Per le industrie, invece, i prezzi italiani sono più alti per tutte le classi di consumo e sono paragonabili per l'alto livello solo alla Germania.

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