Caro commercialista, da oggi ti pago con il bancomat

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di Andrea Barzagni 31 Dicembre 2013 | 08:54

È sempre più aspra la protesta contro il decreto del governo che prevede l’obbligo di installazione dei Pos negli uffici dei liberi professionisti

LO SVILUPPO DEL WEB – La crescita della rete nel corso degli ultimi anni ha profondamente modificato i comportamenti di acquisto dei consumatori, diventati ormai dei veri esperti nel cogliere le tante opportunità di risparmio offerte dal web. Strumento privilegiato di questo mercato virtuale sono ormai le carte di credito, particolarmente apprezzate per gli elevati standard di sicurezza e la tracciabilità dei pagamenti. Le opportunità non mancano e chi fosse interessato a richiederne una, può ad esempio informarsi su Visa, oppure su MasterCard e gli altri prodotti presenti sul mercato, per cercare la formula più adatta alle proprie esigenze.

PAGAMENTI ELETTRONICI – I pagamenti elettronici effettuati con le carte di credito, sono una comodità accertata dai consumatori italiani, che oggi preferiscono pagare usando le carte elettroniche piuttosto che il denaro contante. Che si possegga una carta di credito tradizionale o si decida di scegliere la carta revolving, il denaro digitale prende sempre più piede tra i consumatori. Il trend è in continua crescita e il governo ha deciso si sfruttarlo emanando un provvedimento che prevede l’obbligo di installazione dei dispositivi Pos (Point of sale) anche negli uffici dei liberi professionisti che, però, non sono d’accordo. Il provvedimento rientra nel piano del decreto Sviluppo bis del 2012 ed entrerebbe in vigore da gennaio 2014: tutti gli uffici degli ordini dei professionisti (medici, avvocati, eccetera) saranno attrezzati con questi dispositivi che rendono fattibile il pagamento tramite la carta di credito bancomat e che fanno da tramite con le banche di riferimento.

I COSTI DI GESTIONE – Cosa contestano tutti gli ordini? Di fatto sembrerebbe che gli unici a essere agevolati siano le banche in quanto i costi di gestione mensili e annuali che i professionisti devono sostenere sono eccessivi se si pensa al guadagno che ne avrebbero le banche. Come spiega Remo Vaudano, il presidente dell’Ordine degli ingegneri della provincia di Torino, “l’installazione di un Pos costa in media un centinaio di euro, poi occorre pagare alla banca un canone mensile di circa 30 euro a cui si deve aggiungere una commissione che oscilla tra l’1 e il 3% per ogni pagamento eseguito con questo sistema”. Se invece si volessero calcolare i costi su tutti gli ordini, i dati sulle stime arrivano dalla Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro che fa sapere che dai 2 milioni e 300mila iscritti agli ordini e le oltre 5mila imprese e società professionali attive sul territorio, alle banche arriverebbero 2 miliardi di euro all’anno. Applicando una commissione più alta del 3% si arriverebbe a 35 miliardi: nelle casse delle banche andrebbero oltre 700 milioni di euro a fronte dei 345 milioni annui che ogni singolo ordine professionista pagherebbe per l’installazione dei dispositivi.

L’INCIDENZA DEL POS – Prosegue Vaudano: “negli studi di ingegneria, la ricorrenza che un cliente ricorra al Pos è irrisoria. La maggior parte dei nostri clienti, infatti, è costituita da aziende ed enti pubblici e in ogni caso i pagamenti sarebbero limitati a mille euro. Non capiamo quindi quale sia l’utilità del Pos per i cittadini, visto che verrebbe utilizzato solo per una parcella l’anno al di sotto dei mille euro”. Oltre al danno, la beffa: pare che i Pos siano utilizzabili solo con carte bancomat e per importi non superiori a 1000 euro e oltre ai molti clienti svantaggiati in tal senso, anche i professionisti che fatturano parcelle superiori ai 1.000 euro pagherebbero i Pos inutilmente. Come ha commentato Beppe Scienza, professore di matematica finanziaria all’Università degli Studi di Torino, “Sostenere che l’obbligo di dotarsi del Pos serva a ridurre l’evasione fiscale è una frottola. Avere il Pos non impedirebbe certo a un professionista o artigiano di farsi pagare in nero. Gli imporrebbe solo ulteriori costi, per l’apparecchiatura stessa e per le commissioni. Insomma, si tratta dell’ennesimo regalo alle banche”.

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