Tutto quello che c’è da sapere sulla nuova tassazione sugli immobili

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di Redazione 18 Ottobre 2013 | 10:04

Le quattro domande e risposte che il Corriere della Sera ha raccolto per spiegare le ultime novità in materia di fiscalità immobiliare

Di seguito riportiamo l'articolo del Corriere della Sera, che spiega la nuova tassazione sugli immobili, come prevista nella Legge di Stabilità approvata dal Consiglio dei Ministri.

1) L’Imu è stata abolita del tutto? Cosa sono la Trise, la Tasi e la Tari?
No, l’imposta sparisce solo per l’abitazione principale e per le residenze assimilate all’abitazione principale. Per quest’anno il tributo non si pagherà del tutto (a condizione che il decreto venga approvato senza modifiche in materia) mentre per gli altri immobili l’Imu rimane in vigore con le regole attuali. La legge di stabilità invece ha istituito su tutti gli immobili, residenziali e non, una nuova tassa, il Trise, tributo sui servizi comunali, che si pagherà in quattro rate annuali. Il tributo è articolato in due parti. La prima è il Tari, nuova denominazione per la tassa rifiuti, la seconda è il Tasi, una nuova tassa sui servizi indivisibili che avrebbe la funzione di finanziare i costi (come l’illuminazione pubblica) che non vanno a vantaggio di un’unità immobiliare ma di tutta la cittadinanza, questo almeno in teoria. In pratica si tratta di un’Imu travestita che perlomeno ha il vantaggio, per i possessori di abitazione principale, di costare meno della vecchia tassa.

2) Abitazione principale, l’ imposta massima sarà davvero dello 0,1 per cento? L’aliquota Tasi sull’abitazione principale sarà obbligatoriamente dello 0,1% al massimo o si possono aspettare sorprese?
Nelle prime bozze circolate della legge la risposta almeno per l’abitazione principale sembrava chiara: la somma tra Imu e Tasi non poteva superare l’aliquota massima dell’Imu prevista per il 31 dicembre 2013 aumentata di un punto. Nell’ultima versione – assolutamente provvisoria – della legge invece la possibilità di aumentare dello 0,1% rispetto all’aliquota Imu non compare ma si dice che la somma Tasi più Imu non può superare l’aliquota massima Imu. Così la questione si complica parecchio. Innanzitutto perché interpretando letteralmente la norma in quest’ultima versione emergerebbe che la Tasi non si applica all’abitazione principale, perché l’aliquota massima Imu è zero mentre l’intenzione palese del legislatore non è questa; la seconda è che le aliquote Imu e Tasi sono entrambe decise dal Comune, ma se non si può superare il tetto dell’Imu il nuovo tributo è in pratica superfluo, o al massimo ha una sua ratio solo per gli immobili locati; la terza è che un millesimo di differenza sembra un’inezia ma sulla platea nazionale significa almeno due miliardi di euro di entrate. Solo il testo pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale potrà rispondere a questo interrogativo.

3) L’appartamento dato in comodato ai figli sarà esentato?
Anche qui dovrà decidere il Comune e tra l’altro il principio varrà anche sull’Imu di quest’anno perché così ha deciso il parlamento convertendo il decreto legge 102 che ha abolito la prima rata dell’Imu. Attenzione però, non c’è nessun automatismo. La delibera municipale potrà scegliere se esentare le abitazioni date in comodato (ricordiamo che per questo serve un contratto scritto e registrato) nel limite di una per ogni contribuente, per i primi 500 euro di rendita oppure se il congiunto ha un reddito Isee inferiore a 15mila euro. Bisognerà vedere nel concreto quante amministrazioni si dimostreranno disposte a dare quest’agevolazione che comporta inevitabilmente minori introiti per le casse municipali e che si presta, inutile nasconderlo, a comportamenti elusivi.

Quanto costerà il prelievo comunale sui rifiuti? Si pagherà a metro quadrato?
Si può rispondere con un dato medio: il 20% in più. E’ una cifra che però dice ben poco perché ogni singola realtà (comune o consorzio di comuni) è una storia a sé. Indichiamo il 20% perché secondo le stime è la differenza a livello nazionale tra il costo del servizio rifiuti e le somme effettivamente percepite dalle amministrazioni. La legge di stabilità ribadisce l’obbligo per i Comuni di coprire con gli introiti Tari il costo del servizio e quindi dove le amministrazioni sono più virtuose l’aumento medio sarà minore. Il problema vero però sarà la modalità di redistribuzione dei costi tra i contribuenti, perché le amministrazioni potranno anche ricorrere a un sistema tariffario, previsto sin dal 1989 dalla legge Ronchi, che con un complicatissimo sistema di coefficienti in dipendenza della superficie, del numero degli occupanti (per le abitazioni) e dell’attività svolta (per le imprese) può portare a lievi riduzioni di costo per alcune categorie e incrementi fortissimi per le famiglie numerose o categorie commerciali come i ristoranti. Per passare a questo sistema già nel 2014 il tempo però è poco: in teoria la prima rata della Trise andrebbe chiesta entro metà gennaio.

Il alternativa ai coefficienti del decreto Ronchi il Comune può decidere di ripartire il tributo sulla base delle statistiche locali sulla produzione di rifiuti da parte delle varie categorie di contribuenti. Il concetto, già presente nel decreto legge di fine agosto, è formulato in maniera non molto chiara ma in pratica dovrebbe significare che si potranno ancora seguire almeno provvisoriamente i criteri adottati sinora coprendo però i costi del servizio.

Il Comune può prevedere alcune riduzioni della tassa per le abitazioni con un unico occupante, per le case tenute a disposizione solo per qualche mese all’anno, per chi risiede all’estero e per le abitazioni rurali. I comuni possono prevedere anche altre facilitazioni purché non superino il 7% dell’introito.

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