Prestiti alle imprese, diminuiscono le erogazioni per quelle femminili

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di Andrea Barzagni 2 Maggio 2013 | 09:44

Nel primo trimestre 2013 sono aumentate le aziende in rosa che non ottengono il credito bancario richiesto: l’analisi di Rete Imprese Italia Imprenditoria Femminile.


I PRESTITI – La crisi e l’instabilità economica hanno portato molti consumatori a rivolgersi agli istituti di credito per essere aiutati nell’affrontare spese anche ordinarie: mettere i prestiti presenti sul mercato a confronto, infatti, molte volte può aiutare le persone a realizzare i propri progetti o semplicemente a pagare dei lavori di ristrutturazione della casa o a saldare qualche debito.

LA GRANDE RECESSIONE – Perché ormai il prestito viene richiesto per qualsiasi tipo di esigenza, anche la più banale. La grande recessione, che ormai costringe l’Italia e il resto del mondo da qualche anno, infatti, impedisce a moltissime famiglie di essere autonome, per cui c’è bisogno di chiedere l’aiuto delle finanziarie e delle banche anche per andare in vacanza o per pagare la festa di compleanno ai propri figli.

SODDISFARE LE PROPRIE ESIGENZE – Trovare il migliore finanziamento comunque, è facile, se prima della scelta della banca e del tipo di prestito che si vuole richiedere si conoscono bene le proprie esigenze e le proprie possibilità: la convenienza di un prodotto bancario come questo sta infatti nell’aderenza alle esigenze personali di consumo ed economiche. Insomma, bisogna poter avere la possibilità di restituire comodamente un prestito richiesto, perché le persone in difficoltà sono sempre di più.

L’INDAGINE – Assieme ai giovani, le donne rappresentano una delle categorie più colpite dall’attuale crisi economica. A confermarlo questa volta sono i risultati emersi dall’“Indagine congiunturale sulle micro e piccole imprese femminili” condotta da Rete Imprese Italia Imprenditoria Femminile (RIIF) nel primo trimestre 2013, secondo cui sarebbero diminuiti i prestiti erogati a imprese amministrate da donne.

CROLLO DELLE EROGAZIONE ROSA – I dati raccolti da Rete Imprese Italia Imprenditoria Femminile, organismo nato dall’unione di cinque confederazioni che si battono per affermare l’imprenditorialità in rosa (Casartigiani Donne Artigiane, CNA Impresa Donna, Confartigianato Donne Impresa, Terziario Donna Confcommercio, Imprenditoria Femminile Confesercenti), parlano chiaro: nel primo trimestre 2013 sono, infatti, aumentate di circa otto punti percentuali le aziende femminili, che non ottengono il finanziamento richiesto (dal 54 al 62 per cento).

La ricerca rivela, inoltre, che, su base congiunturale (cioè rispetto al precedente trimestre), sono diminuite le imprenditrici che si sono viste accogliere le domande di credito (dal 23,8 al 17%, contro il 25,0 per cento del totale d’imprese), mentre la cosiddetta aerea di irrigidimento (ossia la percentuale d’imprese che hanno ricevuto in prestito un ammontare inferiore a quello effettivamente richiesto) è salita al 61,9%, superando la media nazionale ferma al 45,1%.

DIVERSE CONDIZIONI DI TRATTAMENTO – Le “fortunate” che riescono ad accedere al credito bancario segnalano, però, diverse condizioni di trattamento rispetto ai loro colleghi maschi e parlano di un peggioramento rispetto a tasso, durata, costo d’istruttoria e garanzie richieste per l’ottenimento del prestito. “Ciò tradisce un atteggiamento pregiudizievole da parte del mondo bancario nei confronti delle imprenditrici, peraltro non basato da reali maggiori problematiche delle imprese femminili che anzi si dimostrano più affidabili. – ha commentato Patrizia Di Dio, presidente di turno di Rete Imprese Italia Imprenditoria Femminile – Chi soffre ancor di più sono le imprese di dimensione minore e le imprese al Sud. Oltretutto le differenze sembra si stiano allargando sempre più significativamente”.

RASSEGNATE IN PARTENZA – La disparità di trattamento si riflette inevitabilmente nel minor numero di imprese femminili che, nel corso del primo trimestre 2013, si sono recate in banca per chiedere un prestito o altra soluzione di credito al consumo (10,5% contro il 12% del totale d’imprese italiane). Questo dato risulta in calo rispetto alla precedente rilevazione del RIIF, effettuata negli ultimi tre mesi del 2012.

LIQUIDITA’ E CASSA – Lo studio documenta, inoltre, che l’80,1% delle imprese femminili si rivolge al credito al consumo per necessità di liquidità e cassa, un’esigenza condivisa anche dalle piccole imprese (con personale inferiore a 50 dipendenti). Decisamente meno diffuse altre finalità come la ristrutturazione dei debiti, che fortunatamente riguarda appena il 3,4% delle aziende. Il 16,5% impiega, infine, i fondi concessi per fare investimenti, nella speranza che questi si possano rivelare profittevoli per le proprie attività di business.

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