Bollette dell’acqua: bocciati i rincari, partono rimborsi

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di Redazione 1 Febbraio 2013 | 14:47

In sostanza il 7% di aumento sulle bollette, legato alla remunerazione del capitale investito, è stato applicato dal 21 luglio 2011 al 31 dicembre 2011 nonostante l'esito referendario.
 


RINCARI BOCCIATI – Il Consiglio di Stato ha bocciato l'aumento del 7% sulle bollette dell'acqua, legato alla remunerazione del capitale investito, definendolo non "coerente" con il quadro normativo uscito dal referendum del 12-13 giugno 2011. A rilevarlo il Codacons che sottolienea coem il criterio"dell'adeguatezza della remunerazione dell'investimento" è "in contrasto" con il referendum. Il parere del Consiglio di Stato era stato richiesto dall’Autorità per l'energia e il gas, che dal marzo 2013 si occupa anche della regolazione idrica.

DI COSA SI TRATTA – In sostanza grazie al referendum non si possono fare profitti con l’acqua. Per questo le bollette consegnate ai cittadini risultano gonfiate e in contraddizione con quanto deciso dagli italiani. E perciò verranno rimborsati. La restituzione riguarda infatti il solo periodo 21 luglio-31 dicembre 2011 e la sola componente della remunerazione del 7% del capitale investito. Attenzione: non quindi il 7% della bolletta. Insomma, il rimborso dovrebbe ammontare in media a circa 4-5 euro a famiglia, anche se la stessa Autorità evita di fare, al momento, qualsiasi stima.

RICALIBRARE LA DELIBERA – "Abbiamo vinto, non si possono fare profitti sull'acqua”, ha affermato il Forum dei movimenti per l'acqua commentando il parere. Quanto scritto dal Consiglio di Stato, ha osservato ancora il Forum, "delegittima le scelte che hanno guidato l'Authority nella formulazione della nuova tariffa, emessa un mese fa, in cui la remunerazione del capitale investito viene reintrodotta sotto mentite spoglie". Anche il Codacons dello stesso avviso: "Un conto, infatti, è che la tariffa copra tutti gli effettivi aumenti di costi legati all'aumento reale dei prezzi pagati dai gestori, un conto è prevedere, ex ante, un meccanismo di indicizzazione dei prezzi che finisce per reintrodurre, surrettiziamente, quanto il Consiglio di Stato ha ribadito essere illegale”.

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