Redditometro, Codacons: “L’onere della prova si sposti sullo Stato”

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di Gianluca Baldini 24 Gennaio 2013 | 08:25

l dibattito si è acceso attorno alla sua applicazione: l’onere della prova per giustificare le spese che sforano di oltre il 20% il proprio reddito è a carico del contribuente

Non c’è mica solo l’Imu. Al centro della campagna elettorale in corso è finito anche il redditometro, ossia lo strumento di cui si è dotata l’Agenzia delle Entrate per effettuare i controlli sulla coerenza fra i redditi dichiarati e le spese effettuate dal contribuente. Il dibattito si è acceso attorno alla sua applicazione: l’onere della prova per giustificare le spese che sforano di oltre il 20% il proprio reddito è a carico del contribuente. Su questo punto si sono sollevate una serie di critiche e polemiche feroci, che parlano addirittura di incostituzionalità. Le associazioni dei consumatori Codacons e Adiconsum, in particolare, hanno chiesto di rivedere l’inversione dell’onere della prova, mentre Adusbef annuncia di aver dato mandato ai suoi legali di impugnare in tutte le sedi, dalle Commissioni tributarie al Tar del Lazio, il decreto ministeriale. Di redditometro soldi&bluerating ha parlato con Carlo Rienzi, presidente del Codacons.

Quali problemi il redditometro può creare ai consumatori?
Il problema principale è quello relativo all’onere della prova. In caso di dati anomali, infatti, dovrà essere il contribuente a fornire prova di correttezza al fisco. Un principio inaccettabile e sballato, bocciato anche dalla Corte di Cassazione. In tal modo si crea un evidente squilibrio, con il cittadino in condizione di palese inferiorità rispetto all’amministrazione nel far valere il proprio diritto di difesa. L’onere della prova, invece, spetta all’amministrazione pubblica, che deve avere gli strumenti e la capacità di dimostrare errori ed evasioni delle tasse da parte dei contribuenti.

Secondo lei è uno strumento valido?
No, non lo ritengo uno strumento valido per i motivi di cui sopra, ma soprattutto perché non colpisce i grandi evasori, e sembra più un metodo per creare terrore nei contribuenti.

Qual è, secondo lei, la strada giusta per risolvere il problema dell’evasione fiscale in Italia senza disturbare i consumatori onesti che pagano le tasse?
Prima di tutto incrementare i controlli. Serve effettuare blitz a tappeto come quello di Cortina, andando a stanare l’evasore “seriale” nel suo habitat abituale. Indispensabile poi eseguire verifiche “civetta” presso le attività commerciali, utilizzando finti consumatori che attestino il rilascio delle fatture e degli scontrini fiscali. A nostro avviso, il miglior metodo per battere l’evasione è consentire ai consumatori di scaricare le spese sostenute: in tal modo, saranno i cittadini per primi a pretendere il rilascio delle fatture. Si potrebbe inoltre imitare altri Paesi, che con gli scontrini organizzano vere e proprie lotterie con estrazioni a sorte: così tutti, pur di tentare la sorte e partecipare a concorsi a premio, obbligherebbero l’esercente a rilasciare la ricevuta fiscale al momento di un qualunque acquisto.

Con il nuovo governo, il redditometro cambierà? Quali sono le sue attese a riguardo?
C’è un gran parlare di redditometro in questi giorni. Prima di sbilanciarsi, occorre capire quale sarà la maggioranza che andrà a governare il nostro Paese, e quali i punti programmatici in tema di lotta all’evasione.

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