Il tasso fisso batte il variabile: ma è davvero la scelta giusta?

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di Redazione 30 Settembre 2016 | 15:41

Il tasso fisso oggi è scelto da circa tre mutuatari su quattro. Il motivo? Grazie all’indice di riferimento Eurirs ai minimi storici, tutti vogliono congelare il prestito prossimi venti o trent’anni a queste favorevoli condizioni. Ma si tratta davvero della scelta giusta?

Come spiega Il Sole 24 Ore, il 75% dei mutui è a tasso fisso, la ragione sta nella congiuntura del mercato attuale che sta portanto i tassi a livelli mai visti, minimi, se non addirittura negativi. Sebbene il tasso fisso costi in partenza più del variabile (tra lo 0,8% e l’1%) gli italiani preferiscono puntare su qualcosa di sicuro e quanto mai conveniente. Sebbene il tasso variabile più conveniente sia addirittura inferiore all’1%, oggi è possibile contrattare uno fisso per poco meno del 2%.

A priori, dice l’analisi, non si può sapere se una scelta sia giusta o sbagliata, ma è importante capire come funzionano il tasso fisso e variabile e come potrebbero muoversi in futuro. Chi sceglie il tasso fisso deve sapere che questo è ancorato all’Eurirs (che deve sommarsi allo spread deciso dalla banca), oggi allo 0,7% vicinissimo al minimo storico. L’Eurirs dipende dal rendimento del Bund tedesco e segue il suo andamento. Quindi chi vuol stipulare un tasso fisso deve farlo nel momento in cui il secondo è basso. Eventuali fluttazioni future dell’indice non influiranno sugli interessi da pagare perché il prestito rimane ancorato al momento della stipula.

Nel momento in cui Bund e Eurirs sono bassi, ad essere basso è anche l’Euribor, indice di riferimento per il tasso variabile. L’Euribor a tre mesi è infatti oggi addirittura negativo (-0,3%) e si pensa che lo sarà anche per i prossimi anni, perché tali sono le previsioni sull’nflazione. Nell’ipotesi che si decida di stipulare un mutuo a 20 anni (dove gli interessi in gran parte si pagano per i primi 10 anni) deve preoccuparsi dell’andamento dell’indice solo per i primi 10. La prospettiva per chi sceglie il variabile è quindi quella di pagare un tasso di partenza inferiore all’1% a quello fisso e di dover preoccuparsi solo di lievi rialzi futuri.

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