Gli italiani si scoprono amanti dei fondi

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di Redazione 27 Ottobre 2016 | 09:21

La ricchezza degli italiani, anche se di poco, continua a crescere e con essa la propensione al risparmio. Secondo l’analisi di Bankitalia la ricchezza dei nuclei italiani, fra le più alte in Europa, resta legata al mattone, alla proprietà della casa in cui si abita. E ciò la rende diffusa, seppur sempre asimmetrica: il 5% delle famiglie più abbienti detiene oltre il 30% del totale mentre il 30% di quelle più povere ne ha solo l’1%. Il forte ribasso dei tassi poi ha dato una spinta ai mutui — con le famiglie più giovani che arrancano — e alle compravendite.

Guardando alla sola componente finanziaria, nel confronto l’Italia supera Germania, Francia e Spagna anche se tra il 2008 e il 2015 questi due ultimi paesi hanno segnato una dinamica più pronunciata aumentando rispettivamente di 0,3 e 0,4 volte il Pil mentre in Italia lo stesso rapporto è salito dello 0,2%. Cio che è cambiato in maniera decisa è la destinazione dei risparmi. Risulta confermato il tramonto dei titoli di Stato, che rendono troppo poco, seguito dalla flessione di quello in Borsa, troppo volatile, e infine dal crollo dell’acquisto di obbligazioni bancarie. Il trattamento fiscale non le favorisce, le banche non hanno interesse a emetterle per la raccolta, visto che la Bce fornisce la liquidità necessaria e i risparmiatori non le vogliono più dopo l’introduzione delle regole del bail in.

A fronte del crollo delle obbligazioni c’è stata l’esplosione del risparmio gestito che rappresenta l’esigenza di diversificare l’investimento in una fase di volatilità e di bassi tassi. Nei primi tre mesi del 2016 fondi comuni di investimento, assicurazioni e fondi pensione corrispondevano a circa il 32,5% del totale della ricchezza finanziaria delle famiglie contro circa il 32% della somma di circolante e depositi. Depositi peraltro che restano l’alternativa preferita, in particolare dai nuclei meno abbienti o più anziani. Restando nei numeri il portafoglio delle famiglie supera i 4.100 miliardi.

Ci sono i finanziamenti ma anche i debiti. Nel processo di reazione alla recessione e di riposizionamento sulla scia della debole ripresa, le famiglie hanno ripreso a fare debiti per comprare casa, certo, ma anche per i consumi, dall’auto ai viaggi, dalla salute alla ristrutturazioni. Complice il ribasso dei tassi, si assiste al nuovo exploit dei prestiti personali e al gran ritorno delle rate non sempre sostenuto dalla capacità delle famiglie a farvi fronte.

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