Conversione delle lire in euro, l’unica soluzione è fare causa al Mef

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di Marco Muffato 4 Novembre 2016 | 13:10

Domanda. Torno a scrivervi per domandare aggiornamenti sulla conversione delle lire in euro. Per avere ragione bisogna per forza fare causa, da ciò che mi pare di aver capito.
G.C., Roma

Risposta. Come ampiamente prevedibile infatti la strada per la conversione delle lire in euro passa ora per i Tribunali di tutta Italia. I fatti sono noti. La Sentenza 216 emessa dalla Corte Costituzionale il 5 novembre 2015 ha dichiarato illegittimo l’articolo 26 del Decreto Legge 121 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 6 dicembre 2011 il quale prevedeva che “le lire ancora in circolazione si prescrivono a favore dell’Erario con decorrenza immediata” e che “il relativo controvalore è versato all’entrata del bilancio dello Stato per essere assegnato al fondo per l’ammortamento dei titoli di Stato”, in quanto non rispettoso dell’articolo 3 della Costituzione per aver abbreviato all’improvviso un termine che per nove anni e nove mesi non era stato toccato. Il ministero delle Finanze ha però comunicato che sono ammissibili soltanto le istanze di coloro i quali avevano presentato la domanda entro il 28 febbraio 2012, vale a dire il termine originario poi anticipato dal Governo Monti. In pratica, viene soddisfatto chi ha rispettato un termine che in quel momento però non esisteva. Le mille polemiche hanno portato, lo scorso 23 febbraio, la deputata Sara Moretto del Pd a presentare un’interrogazione in Commissione Finanze, passata poi alla Commissione Bilancio, Tesoro e Programmazione. Il vice ministro dell’Economia Luigi Casero ha risposto il 16 marzo affermando che “operazioni di cambio che non soddisfino questa condizione, avanzate cioè da persone che non sono in grado di dimostrare di aver presentato una istanza di conversione entro i termini originari, non essendo previste nell’attuale quadro legislativo, richiedono l’introduzione di una nuova norma”. In sostanza, per convertire tutte le lire in euro occorre una nuova legge che aggiungiamo noi il Governo non è per niente disposto a promulgare. Specie ora che ha coscienza di cosa voglia dire in termini di esborso economico, stanti le migliaia di richieste pervenute.

L’unica strada quindi è quella dei Tribunali, ma non è per niente agevole ma nemmeno impossibile. Una class action, che in questo caso sarebbe che mai necessaria non è praticabile perché la legge italiana sulle azioni collettive non funziona, come dimostra il fatto che i successi “di classe” si contano sulle dita di una mano mentre i fallimenti sono assai numerosi. Né tantomeno è agevole redigere atti unici, poiché l’articolo 103 del Codice di Procedura Civile prevede che il Giudice possa disporre la separazione delle cause quando la continuazione della loro riunione ritarderebbe o renderebbe più gravoso il processo. Se ne ravvisasse l’opportunità quindi il Giudice eserciterebbe un potere ben difficilmente contestabile. La strada per agire contro il Ministero dell’Economia e delle Finanze senza sostenere grossi esborsi economici è quella intentare vertenze unendo in ciascuna un piccolo gruppo di interessati. E’ la strada suggerita dai legali dell’associazione di consumatori Aduc, che in altre occasioni hanno verificato come l’unione di quattro -cinque interessati consente di ridurre ai minimi termini il rischio divisione delle cause e nello stesso tempo permette un forte risparmio di spesa.

Gli interessati possono contattare senza impegno Aduc all’indirizzo roma@aduc.it indicando il proprio nome, l’indirizzo, il numero telefonico e l’importo in lire da convertire. L’invio della mail non comporta alcun obbligo a partecipare alle cause. In questa maniera sarà possibile iniziare a costruire gli eventuali gruppi e poter anche fornire indicazioni precise riguardo le spese da affrontare.

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