C’è da avere paura del rialzo dello spread tra Btp e Bund?

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di Redazione 15 Novembre 2016 | 08:44

da www.investireoggi.it

Il rendimento del Btp a 10 anni torna sopra il 2%. In rialzo anche i rendimenti dei titoli governativi a lunga scadenza degli altri paesi europei. Ma il problema maggiore torna ad essere lo spread con Bund a 10 anni che ha raggiunto i 180 bp indicando una certa tensione sulla carta italiana dovuta probabilmente alle attese sul referendum costituzionale.

Dopo una chiusura a 166 punti base, il differenziale (spread) fra i tassi dei decennali italiano e tedesco si è ampliato fino a 180 punti base, superando i livelli toccati in giugno in seguito alla Brexit e portandosi ai massimi dal 21 ottobre 2014. In parallelo il rendimento del decennale supera la soglia del 2% e sale sino al 2,09%. È complicato stabilire un driver preciso, a parte quello tecnico, dopo la rottura di livelli chiave sul future. Se fossero esclusivamente fattori politici, che pure indubbiamente hanno un peso, dovremmo vedere anche un calo dell’azionario italiano, dice un trader. Ci sono vendite su tutti i periferici e sta allargando anche la Francia, dice un altro trader, a sottolineare come il fattore politico pesi solo relativamente. Lo spread tra Francia e Germania sfiora ormai i 50 punti base, dopo essere salito venerdì sino a 44.

Rendimento dei bond in rialzo in tutto il mondo dopo Trump

Incertezza politica ha portato sui mercati la dichiarazione del presidente del consiglio Matteo Renzi che dichiarato di non voler restare a “vivacchiare” in Parlamento in caso di vittoria del ‘no’ al referendum costituzionale. Il movimento del mercato obbligazionario dopo l’elezione di Donald Trump è stato rabbioso”, sottolineano gli analisti di Marzotto Sim. Innestandosi su una tendenza già in atto da qualche settimana, il rialzo dei rendimenti dei titoli di stato delle economie sviluppate è stato di 20-40 punti base a seconda dei Paesi. Ancora più marcato è stato quello degli emergenti. Limitando l’analisi ai Paesi sviluppati, spiegano gli esperti, l’accelerazione dei costi di finanziamento può essere ricondotto a tre fattori fondamentali: il rialzo delle aspettative di inflazione, un cambiamento delle politiche monetarie attuate dalle rispettive Banche centrali (che nel caso dell’Europa contribuirebbero a normalizzare il mercato) e fattori specifici che possono pesare su singoli Paesi, come il referendum italiano del 4 dicembre.

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