Si torna a parlare di aumenti alle imposte di successione. Ecco le mosse per non farsi trovare impreparati

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di Marco Barlassina 22 Marzo 2017 | 07:29

Ciclicamente ritornano. Stiamo parlando delle voci di un ritocco alla normativa che regola le imposte di successione, rispolverate da almeno due anni a questa parte ogniqualvolta nel nostro Paese si profili la necessità di una manovra correttiva.

Copione che si sta ripetendo puntualmente anche in questi giorni, nell’attesa che da Bruxelles possa arrivare all’Italia una richiesta di manovra aggiuntiva. Almeno così stando a quanto riportano alcuni siti di informazione e blog finanziari, sulle cui pagine sono apparsi i primi allarmi.

Al di là di allarmismi più o meno fondati, può comunque essere utile definire fin da ora l’assetto ereditario, in modo da evitare che una parte crescente del patrimonio familiare venga assorbito dallo Stato.

Per capire come muoversi il primo passo obbligato è partire dal funzionamento della successione in Italia. Eccone una sintesi basata sulla qualifica del soggetto che eredita:

– Per coniuge, figli, nipoti, genitori, pronipoti e nonni esiste una franchigia di 1.000.000 di euro per ciascun erede, sulla quale non si pagano tasse. Per la parte eccedente il milione di euro si paga il 4%;

– Per fratelli e sorelle non si pagano tasse fino a 100.000 euro, per la parte eccedente si paga il 6%

– Per gli altri parenti e per gli affini non esistono franchigie e si paga direttamente il 6% su quanto ereditato;

– I non parenti pagano un’imposta dell’8%.

Le ipotesi di maggior prelievo circolate riguardano alternativamente riduzioni delle franchigie o aumenti (in varie misure) delle aliquote, o infine un mix di entrambe le soluzioni.

Che fare quindi?

La soluzione più rapida è quella di una donazione che anticipi il momento della trasmissione della ricchezza ma anche l’eventuale entrata in vigore di una nuova legge sulle successioni. La donazione permetterebbe di conferire già in vita i propri beni ai famigliari, o ad altre persone designate, pagando le stesse imposte che si pagherebbero sulla successione. Si avrebbe però il vantaggio della certezza, a fronte, appunto, di futuri possibili ritocchi peggiorativi dell’imposizione fiscale.

Un’altra soluzione da tenere in considerazione, seppure non priva di costi, è quella delle polizze unit linked, le cosiddette Private Insurance con fondo dedicato, dove il capitale investito non va a contribuire all’asse ereditario e che consentono massima libertà nell’individuazione dei beneficiari.

Un altro caso dove è giustificato un pensiero preventivo sul tema della successione è quello dei conviventi. E ciò indipendentemente da una maggiore tassazione. Allo stato delle cose questi soggetti verrebbero infatti considerati degli estranei. In questo caso un matrimonio o un’unione civile metterebbero al riparo il compagno o la compagna da un maggiore prelievo fiscale.

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