Quel certificato che non esiste. Eppure alle Poste lo richiedono

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di Marco Muffato 31 Marzo 2017 | 15:58

Domanda. Una cliente ha un problema con un buono fruttifero postale di cui è beneficiaria. La nonna, circa trent’anni fa, non si accorse che il mese di nascita riportato sul buono non è quello corretto. In agenzia le hanno chiesto un certificato di congrue generalità rilasciato dal Comune, ma agli sportelli dell’Anagrafe affermano che non ne è previsto il rilascio. Come uscirne?
P.M., Roma

Risposta. E’ un caso non infrequente, che risale a tempi in cui i dati venivano raccolti soltanto tramite modulistica cartacea e quindi facilmente soggetti a errori e omissioni da parte di chi la compilava. Alle Poste chiedono un certificato di congrue generalità riferito al soggetto beneficiario i cui dati non risultano quelli corretti. Il punto è che ottenere una simile certificazione non è possibile in quanto il certificato richiesto non esiste. In non pochi uffici anagrafici si rilascia un’attestazione di analogo tenore,in altri si afferma che il rilascio è possibile ma non in casi del genere, mentre ancora altrove si nega del tutto l’esistenza d un simile documento e si propone la compilazione di un certificato di notorietà col quale dichiarare il dato corretto ed allo stesso tempo attestare la coincidenza tra il soggetto che risulta intestatario dal modulo con dati errati e il soggetto cui effettivamente si intendeva intestare il rapporto. Attraverso questo documento è infatti possibile escludere l’esistenza di omonimie con eventuali altri soggetti aventi i dati anagrafici forniti erroneamente in sede di sottoscrizione. I problemi sorgono perché alle Poste insistono con la richiesta del certificato di congrue generalità e affermano che le attestazioni citate, pur sembrando adatte allo scopo, si caratterizzano invece esclusivamente per la certezza della firma apposta innanzi a funzionario incaricato e non certo per il merito delle asserzioni in essa contenute. Lo zelo degli addetti postali appare eccessivo: una volta in possesso di dati corretti del beneficiario si dovrebbe prenderli per buoni e non insistere a chiedere ai clienti e agli uffici il rilascio di documenti non previsti dalla normativa.

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