Rivoluzione: gli alimenti ai divorziati solo se ne hanno realmente bisogno

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di Raffaello Mascetti 11 Maggio 2017 | 08:36

Quanti sono gli italiani finiti alla Caritas a chiedere un pasto caldo perché rovinati dagli assegni di sostentamento che devono pagare al coniuge da cui hanno divorziato? In qualche classifica ci sarà sicuramente scritto. Ma da ora in poi per molti “divorziandi” questo pericolo non ci sarà più. Infatti la Cassazione si è espressa in merito al caso di un ex ministro e dell’ex moglie imprenditrice. I supremi giudici hanno respinto il ricorso con il quale la donna chiedeva l’assegno di divorzio già negatole con verdetto emesso dalla Corte di Appello di Milano nel 2014 che aveva ritenuto incompleta la sua documentazione dei redditi e valutato che l’ex marito dopo la fine del matrimonio aveva subito una “contrazione” dei redditi.

Secondo Gian Ettore Gassani, presidente dell’Associazione degli avvocati matrimonialisti italiani, intervistato dal ilfattoquotidiano.it si tratta di un cambiamento storico: “E’ una sentenza”, si legge in una nota, “che rivoluziona il diritto di famiglia in tema di riconoscimento dell’assegno divorzile e dei criteri per la sua quantificazione. L’assegno divorzile potrà essere riconosciuto soltanto se chi lo richiede dimostri di non poter procurarsi i mezzi economici sufficienti al proprio mantenimento. Viene spazzato via un principio sancito nel 1970 dalla legge 898 che ha introdotto il divorzio in Italia. Si tratta quindi di un terremoto giurisprudenziale in linea con gli orientamenti degli altri Paesi europei nei quali l’assegno divorzile dipende essenzialmente dai patti prematrimoniali”.

 

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