Carte di credito, quanto siamo al sicuro dagli attachi informatici

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di Daniel Settembre 1 Settembre 2017 | 07:30

Dato che gli attacchi informatici sono in costante aumento, la sicurezza delle carte di credito è un argomento sempre più sentito, sia dalle aziende che dai clienti. I requisiti di sicurezza dei dati per il settore carte di credito (Payment Card Industry Data Security Standard, PCI DSS) sono stati introdotti come supporto alle aziende che usufruiscono di carte di credito, per proteggere i propri sistemi di pagamento dal rischio di violazioni e furto dei dati dei titolari di queste carte. I dati del Payment Security Report 2017 di Verizon (2017 PSR) svelano che il rispetto di questi criteri da parte delle organizzazioni e la loro capacità di difendersi dagli attacchi hacker sono effettivamente correlati.

Tutti i casi di violazione di dati di una carta di credito su cui Verizon ha indagato erano legati alla mancata applicazione di questi requisiti al momento dell’attacco, e hanno dimostrato anzi una conformità incompleta per 10 dei 12 requisiti PCI DSS basilari. In generale, la conformità ai requisiti PCI da parte delle aziende, a livello mondiale, è aumentata, infatti il 55,4% delle organizzazioni prese in considerazione da Verizon nel 2016 ha superato questa verifica provvisoria. Questi dati rappresentano un miglioramento rispetto al 2015, quando le organizzazioni che rispettavano tutti i requisiti secondo la verifica provvisoria erano il 48,4%. Questo significa che quasi la metà dei retailer, dei ristoratori, degli hotel e molte altre attività che si basano su pagamenti con carta di credito sono ancora in difficoltà nel rispettare questi requisiti minimi di sicurezza di anno in anno.

“Il rispetto dei requisiti PCI DSS e la capacità di un’organizzazione di difendersi dagli attacchi informatici sono aspetti chiaramente legati,” commenta Rodolphe Simonetti, global managing director for security consulting di Verizon. “Se da un lato un maggior rispetto dei requisiti PCI è positivo, rimane il fatto che più del 40% delle organizzazioni di tutte le dimensioni esaminate a livello globale ancora non applica i criteri PCI DSS. E, tra quelle che hanno superato quest’analisi, quasi la metà non è più conforme nel giro di un anno, e altre ancora prima”.

Rispetto dei criteri da parte delle aziende: insight principali e casi reali
Secondo il report, il settore dei servizi IT, tra tutti i settori chiave analizzati, è quello che ha raggiunto il livello più alto e completo di conformità a questi requisiti. A livello globale, più della metà (61.3%) delle organizzazioni IT, in occasione della verifica provvisoria del 2016, ha raggiunto un’adesione completa ai criteri, seguito dal 59.1% delle organizzazioni dei servizi finanziari (tra cui le compagnie assicurative), del retail (50%) e del settore hospitality (42.9%).

Alcuni esempi di casi reali illustrano situazioni in cui l’adesione ai requisiti fondamentali non è stata rispettata. Ad esempio – un’organizzazione di servizi finanziari che cercava di aggirare i criteri di sicurezza PCI DSS per i Wi-Fi ha scoperto, con sua grande sorpresa, che effettivamente era presente una rete wireless presso la propria sede – e questa mancanza di informazioni è stata la base dell’errore. Dato che la stanza dei server si trovava infatti nel seminterrato, mentre il reparto IT era collocato al terzo piano, il responsabile IT era stanco del su e giù per le scale, così aveva deciso di installare un router per avere accesso ai server direttamente dalla propria scrivania.

Attenzione al ‘control gap’ – la chiave per la sostenibilità dei requisiti di sicurezza
Se si considerano i criteri di sicurezza PCI che le aziende dovrebbero applicare (ad esempio i test di sicurezza, di penetrazione, ecc), il report ha evidenziato un ‘control gap’ sempre più ampio, e questo significa che molti di questi requisiti base erano assenti. Nel 2015, ad esempio, le aziende che non hanno superato la verifica provvisoria non avevano applicato il 12.4% dei criteri di sicurezza; questa cifra, nel 2016, è salita al 13%.

Simonetti conclude: “La questione non è più ‘se’ i dati debbano essere protetti, ma ‘come’ arrivare ad una protezione dei dati davvero sostenibile. Molte organizzazioni concepiscono ancora i criteri di sicurezza PCI DSS come fini a se stessi, e non capiscono come siano invece interconnessi – il concetto di gestione del ciclo di vita della sicurezza, fin troppo spesso, è completamente inesistente. E, spesso, questo è il risultato della mancanza di personale interno specializzato – ma, nella nostra esperienza, le competenze interne possono trarre ampi spazi di miglioramento grazie alla consulenza costante di esperti esterni.”

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