Gli Angry Birds si preparano a sbarcare in borsa

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di Luca Spoldi 5 Settembre 2017 | 15:28

ANGRY BIRDS PRONTI PER IL LISTINO – Avete mai giocato ad “Angry Birds“? Sappiate che a conclusione di un deciso turnaround la società finlandese Rovio, sviluppatrice del gioco e del relativo film d’animazione, ha depositato la richiesta di una Ipo (Initial public offering) per espandere le proprie attività nel settore dei giochi per dispositivi mobili e fare nuove acquisizioni. La società emetterà nuove azioni per un valore di 30 milioni di euro, mentre alcuni azionisti cederanno una parte dei titoli sinora detenuti. Nel complesso, se verrà confermata la valutazione circolata finora di 1,5-1,7 miliardi di euro, Rovio e i suoi azionisti potrebbero raccogliere dal collocamento dei propri titoli circa 300-350 milioni di euro.

ROVIO CORONA IL SUO TURNAROUND – Rovio, che grazie al successo mondiale di Angry Birds era divenuta una delle più famose società sviluppatrici di videogiochi pochi anni fa, era poi andata incontro a una seria crisi. Così nel 2014 la società aveva dovuto licenziare 110 addetti e chiudere uno dei suoi studi di sviluppo di nuovi videogiochi per tagliare i costi, vedendo inoltre il Ceo Mikael Hed (co-fondatore con suo cugino Niklas Hed di Rovio, nel 2003), figlio dell’azionista di riferimento Kaj Hed, rassegnare le dimissioni. Il successo del primo film sugli Angry Birds (un secondo dovrebbe seguire nei prossimi anni), che a livello mondiale ha registrato incassi per circa 350 milioni di dollari, e dei nuovi videogiochi Battle Bay e Angry Birds Evolution, hanno tuttavia riportato interesse sulla compagnia.

LA FAMIGLIA HED CEDERA’ TITOLI – A beneficiare del rinnovato “feeling” coi mercati dovrebbe essere proprio Kaj Hed, ex presidente e tuttora socio di riferimento di Rovio col 69% del capitale tremite Trema International Holdings, che cederà un numero non precisato di titoli “assieme ad altri azionisti” secondo quanto precisa il filing report di Rovio senza precisare se tali azionisti siano Accel Partners e Atomico, fondi che nel 2011 ottennero il 20% della società in cambio di un investimento di 42 milioni di dollari. Ancora da decidere sia la data dell’operazione sia il prezzo di vendita dei titoli al pubblico, ma in pochi dubitano che gli Hed e i loro consoci non siano in grado di registrare una cospicua plusvalenza.

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