Il conto corrente di base arriva sul serio. Per legge

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di Marco Muffato 2 Ottobre 2017 | 13:57

Domanda. Un mio cliente fa pochissime operazioni e non vuole pagare i costi di un conto corrente normale. Cosa posso suggerirgli, dato che sinceramente non ho un conto corrente di base da offrire?
G.F., Roma

Risposta. Adesso il conto corrente di base lo avrà per forza anche il nostro lettore cf. Un decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 25 giugno ha infatti recepito la Direttiva UE denominata Pad (Payment Account Directive) e ha introdotto norme per il conto base, la comparabilità dei costi e il controllo delle spese dei conti già aperti attraverso una maggiore trasparenza informativa. Si tratta dello stesso decreto che ha finalmente attuato il Decreto Legge 3/2015. Alcuni contenuti della Direttiva erano già esistenti in Italia, ed anzi sono stati usati nella stesura della Direttiva UE. Il conto corrente bancario di base, istituito addirittura nel 2012 (e el tempo c’erano stati numerosi tentativi, anche assai prima) ma in realtà sconosciuto per l’ovvio comportamento delle banche di nasconderlo al pubblico, è stato ora inserito quale vero e proprio obbligo a carico degli istituti previsto dal Testo Unico Bancario. La decorrenza dell’obbligo è il prossimo 14 ottobre. Tutti glli intermediari dovranno obbligatoriamente prevedere il conto di base nella loro offerta alla clientela, e dovrà essere previsto un numero predefinito di operazioni annue a fronte di un canone omnicomprensivo. L’ammontare del canone dovrà essere “ragionevole” (su tale termine è ovvio ci sarà battaglia) mentre ad alcune categorie svantaggiate che saranno a breve individuate il conto dovrà essere offerto senza spesa alcuna. La versione 2012 lo prevedeva per soggetti con reddito ISEE annuo inferiore a 8.000 euro e per pensioni fino a 18.000 euro annui lordi inclusa la tredicesima o eventuali mensilità aggiuntive. L’obbligo del conto di base viene accompagnato dall’aumento della possibilità di confrontare le offerte ed i costi dei prodotti. È infatti sancito l’obbligo per gli istituti di partecipare ad uno o più siti web costituiti da associazioni di categoria o da associazioni di consumatori. La piena operatività di tale norma si raggiungerà all’inizio del prossimo anno.

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