A Dubai gli immobili si acquistano in Bitcoin

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di Redazione 21 Novembre 2017 | 16:29

La parola magica per chi deve stipulare un contratto o concludere una transazione da un anno a questa parte sembra essere Blockchain. Ma di cosa si tratta e come funziona? La Blockchain è un database distribuito che sfrutta la tecnologia peer-to-peer e chiunque può ‘prelevarlo’ dal web, diventando così un nodo della rete (un nodo è un qualsiasi dispositivo hardware del sistema in grado di comunicare con gli altri dispositivi che fanno parte della rete). In altre parole è il libro contabile in cui sono registrate tutte le transazioni fatte in Bitcoin dal 2009 ad oggi, transazioni rese possibili dall’approvazione del 50%+1 dei nodi. Un sistema di verifica aperto che non ha bisogno del benestare delle banche o dell’intermediazione di un notaio. La tecnologia Blockchain mette tutti d’accordo, perché per sua natura garantisce un elevato livello di sicurezza, tanto che anche l’Associazione bancaria europea (Abe) ne ha tessuto le lodi. Il nome deriva dalla sua natura distribuita: ogni nodo del network svolge un ruolo nella verifica delle informazioni, inviandole al successivo in una catena composta da blocchi, blockchain appunto.

“La Blockchain può garantire il corretto scambio di titoli e azioni, sostituire un atto notarile e assicurare addirittura la bontà delle votazioni, ridisegnano il concetto di seggio elettorale, proprio perché ogni transazione viene sorvegliata da una rete di nodi che ne garantiscono la correttezza e ne possono mantenere l’anonimato – sostiene Thomas Paoletti, titolare e Managing Partner dello Studio Paoletti Legal Consultant con sede a Dubai, dove si occupa, assieme a un team di professionisti, di assistere le imprese italiane in materia di investimenti all’estero e in fase di internazionalizzazione in Medio Oriente – Questa tecnologia porta grandi benefici in termini di semplificazione, abbattimento dei costi, eliminazione delle terze parti e in più offre una sicurezza totale e un grado di semplicità impareggiabili”.

“Negli Emirati Arabi, e in particolare a Dubai, l’uso della blockchain è ormai prassi, specie per le transazioni immobiliari. Dubai ha visto per prima l’ingresso sul mercato di soluzioni real estate pagabili in bitcoin. Di più, nell’ambito del progetto Smart Dubai, il governo emiratino ha lanciato l’iniziativa “Dubai Blockchain Strategy” per esplorare le potenzialità della blockchain in vista dell’imminente diffusione mainstream su scala globale”, prosegue Paoletti.

Il recentissimo studio “State of Bitcoin and Blockchain 2016” stila una classifica delle aree su cui i top manager intervistati ritengono sarà maggiore l’impatto della blockchain: guida la finanza (77%), seguita da identità (54%) e titoli di proprietà (38%); appaiate al 23% la comunicazione tra oggetti e machine to machine e i casi di coordinamento decentrato. L’utilizzo della blockchain poi è concettualmente associato a quello dello Smart Contract, database permanente e decentralizzato di transazioni crittografate. È abbastanza evidente che – come sempre, quando si sceglie di bypassare l’intervento professionale – l’automatizzazione di un processo nei suoi vari passaggi può comportare in effetti una riduzione dei costi. Quanti e quali sono i contratti per l’esecuzione dei quali è espressamente richiesta dalla legge o importante per il consumatore una consulenza specializzata? Sono davvero pochi i contratti che non richiedono un supporto alla comprensione, dall’acquisto di un immobile senza l’ausilio di un notaio alla sottoscrizione di una polizza senza la consulenza di un intermediario professionale. In questo nuovo contesto il ruolo dell’avvocato assume una nuova identità: “Si avvicina uno scenario in cui “code is law”, cioè il valore vincolante di un accordo (law) è scritto in linguaggio di programmazione (code). Questo rende il ruolo dell’avvocato più sofisticato ma certamente protagonista. Per essere “Smart” non basta che il contratto sia scritto in codice ma occorre anche che sia il “contratto giusto” per il cliente. E in questa valutazione l’equipaggiamento mentale del giurista è imbattibile”, conclude Paoletti.

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