Italia: in tanti promettono meno tasse, nessuno parla di tagli alla spesa

A
A
A
di Luca Spoldi 5 Gennaio 2018 | 14:44

Tagliare le tasse, la promessa più “pop” del momento

La campagna elettorale sta per entrare nel vivo in Italia e da tutte le parti arrivano proposte decisamente “pop” all’insegna dell’introduzione di sostegni al reddito personale o di riduzione delle tasse. Senza troppo curarsi, naturalmente, di precisare dove si reperiranno i soldi. Un dettaglio non trascurabile in un paese che già ora vede un peso fiscale complessivo che l’Osservatorio Cna stima pari al 61,2% (l’Istat parla invece di una più “modesta” pressione fiscale del 40,3%) ma in cui la crescita continua ad avvenire a debito.

Resta il problema di un paese troppo indebitato

Con un deficit/Pil che sebbene sui minimi dal 2007 è ancora pari al 2,1% e un debito/Pil al 132% (quando secondo accordi europei dovrebbe tendere a non superare il 60%), l’Italia continua a essere guardata con diffidenza dagli investitori, come dimostra l’andamento dello spread tra Btp e Bund, ma la politica non sembra curarsene, anzi. Così Matteo Salvini (Lega) propone di introdurre una “flat tax” al 15%, che costerebbe non meno di 40 miliardi l’anno.

La politica evita di parlare di spending review

Da parte sua il Movimento 5 Stelle da tempo chiede un reddito di cittadinanza, il cui costo sarebbe invece attorno ai 20 miliardi l’anno; l’idea è stata poi ripresa da Silvio Berlusconi (Forza Italia) col un reddito di “dignità” (che alzerebbe l’asticella a 189 miliardi), mentre Matteo Renzi (Pd) si “limita” a proporre l’abolizione del canone Rai (che causerebbe un minor gettito per l’erario di 2 miliardi di euro). Nessuno ha peraltro proposto, per garantire la copertura finanziaria della propria proposta, una revisione della spesa pubblica, la “spending review” è anzi sparita dall’agenda politica italiana, forse perché le sole voci rilevanti che si potrebbero tagliare sono sanità e pensioni.

Un aiuto può venire dalle privatizzazioni

Anche di privatizzazione di aziende pubbliche e municipalizzate si parla sempre meno. Eppure, come più volte segnalato da Francesco Giavazzi e Carlo Cottarelli (entrambi ex commissari alla “spending review”), delle circa 2 mila aziende a partecipazione pubblica, che secondo Mediobanca valgono oltre 15,6 miliardi di capitalizzazione (circa 7 miliardi dei quali per le sole ex municipalizzate quotate), neppure la metà è operativa e molte, in particolare quelle dei trasporti locali (che negli ultimi 10 anni hanno “bruciato” contributi per 16,8 miliardi) è in rosso. Spazi per migliorare, e così ridurre, la spesa pubblica esistono, peccato che la politica non sembri per ora intenzionata a sfruttarli per rendere concrete alcune delle tante promesse elettorali.

Vuoi ricevere le notizie di Bluerating direttamente nel tuo Inbox? Iscriviti alla nostra newsletter!

Condividi questo articolo

ARTICOLI CORRELATI

Mercati, elezioni tedesche: Euro ai minimi e Dax in affanno

Le tre variabili per la Germania

Anasf, tempo di votazioni ai congressi territoriali

NEWSLETTER
Iscriviti
X