Professionisti e fisco: la partita Iva è un salasso

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di Redazione 15 Febbraio 2018 | 13:27

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Che la vita fiscale in Italia non sia tra le più facili è cosa nota. Ecco perché leggere i risultati di una ricerca della Fondazione nazionale dei commercialisti, che mostra un trend di importante aumento della spesa complessiva per gli adempimenti fiscali delle partite Iva, è cosa che non sorprende più di tanto. Precisamente, il costo complessivo degli adempimenti fiscali per tutte le imprese e i professionisti, pari a circa 6 milioni di soggetti, è cresciuto, dal 2015 al 2017, da 58,1 a 60,4 miliardi di euro circa, con un incremento in valore assoluto di 2,4 miliardi di euro, corrispondente a una media di 514 euro, passando da 9577 euro a 10.091 euro per ogni singola partita IVA.

Questi sono i risultati che sono stati illustrati lo scorso 13 febbraio 2018 dal presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti, Massimo Miani, nel corso degli Stati generali della categoria, svoltisi a Roma. Un aumento dei costi certo, a fronte, è la denuncia della professione, “dell’aleatorietà delle stime sul recupero dell’evasione”.

L’aumento del costo degli adempimenti è figlio della nuova strategia di contrasto all’evasione fiscale costruita, negli ultimi tre anni, tramite misure quali Reverse charge, Split payment, Stretta alle compensazioni fiscali, Trasmissioni periodiche delle Liquidazioni Iva e delle Comunicazioni dati fatture emesse e ricevute, fino all’introduzione della fatturazione elettronica obbligatoria nei confronti della P.A.

“La crisi economico-finanziaria e l’elevato livello di pressione fiscale – ha affermato Miani – hanno indotto lo Stato a rilanciare la strategia di lotta all’evasione fiscale, puntando dritto alla riduzione del tax gap Iva. È indubbio come la maggior parte delle misure adottate dal 2015 in poi sia rivolta in questa direzione. Sommando il gettito atteso di tutte le misure di contrasto all’evasione previste dalle manovre finanziarie per gli anni 2015-2018 con proiezioni fino al 2020 si raggiunge la cifra imponente di 50 miliardi di euro”.

“Si tratta di una strategia – ha commentato Miani- essenziale per gli equilibri di bilancio della finanza pubblica, caratterizzata però dall’indeterminatezza delle stime relative al recupero di gettito evaso, sempre approssimative e prive di validi fondamenti. Le misure introdotte in termini di nuovi adempimenti fiscali producono, invece, costi certi e incrementali per imprese e professionisti”. “Sull’aleatorietà delle stime del gettito atteso dalla lotta all’evasione – ha aggiunto Miani – si è autorevolmente espressa anche la Banca d’Italia che, più volte, ha ammonito il Governo su questo aspetto”:

Di fatto, è la denuncia dei commercialisti, i costi della lotta all’evasione “ricadono direttamente su imprese e professionisti. Si scaricano oneri e responsabilità su soggetti privati quali i professionisti – ha proseguito Miani – costringendoli tra l’altro a fare investimenti che, il più delle volte, non sono compatibili e proporzionati rispetto alle loro dimensioni e alla loro organizzazione, come nel caso della normativa antiriciclaggio ovvero, nell’immediato futuro, della fatturazione elettronica”.

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