Riscattare gli anni di laurea, a volte conviene

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di Luca Spoldi 8 Aprile 2019 | 11:49

Riscattare la laurea conviene?

Mentre cresce la preoccupazione di economisti e almeno una parte del mondo politico circa la sostenibilità futura della spesa pubblica italiana, ed in particolare delle sue due principali voci di spesa, sanità e previdenza, sono in molti a chiedersi se e quando convenga procedere col riscatto ai fini pensionistici degli anni trascorsi all’università per prendere una laurea o diploma universitario. Il decreto legge 4/2019 (convertito dalla legge 26/2019) come noto ha introdotto una novità, la possibilità di un riscatto agevolato per gli anni dal 1996 in poi, con la possibilità anche di chiedere un riscatto parziale rispetto alla durata legale del proprio corso di studi.

Tre procedure alternative per il riscatto

Tre sono dunque le possibilità offerta al momento per chi vuole riscattare la laurea: la procedura “ordinaria”, solitamente molto onerosa, quella agevolata e quella riservata agli inoccupati ancora a carico di un genitore. Posto che per chiedere il riscatto occorre comunque aver conseguito il previsto titolo di studi e che sono riscattabili solo gli anni di durata legale del corso (dunque non sono riscattabili gli anni da “fuoricorso”), se si vuole procedere al riscatto ordinario occorre non avere versamenti contributivi durante il periodo che si vuole riscattare e, dopo aver conseguito il titolo, aver versato almeno un contributo obbligatorio.

Riscatto ordinario di corsi prima o dopo il 1996

Se si vuole riscattare un periodo di studi antecedente al primo gennaio 1996, occorre effettuare un calcolo in base a tabelle che tengono conto dell’età, il sesso, la posizione assicurativa e retributiva e la durata dei periodi da riscattare. In base a tali fattori l’Inps determinerà la riserva matematica ossia la quantità di denaro necessari a pagare la pensione maggiorata dal riscatto. Se si richiede invece il riscatto di anni di studio successivi al primo gennaio 1996, il calcolo sarà basato sull’aliquota contributiva del richiedente (col metodo contributivo pari al 33%-34% dell’imponibile previdenziale delle ultime 52 settimane precedenti alla domanda, moltiplicata per il numero degli anni di cui si chiede il riscatto).

Il riscatto agevolato

Il riscatto ordinario è fiscalmente deducibile dall’Irpef in una fascia che va dal 23% al 43% e può essere pagato in un’unica soluzione o fino a 120 rate mensili (dieci anni) senza interessi. Il riscatto agevolato consente il riscatto degli anni di corso seguiti a partire dal primo gennaio 1996 ma il costo da sostenere non sarà pari al 33%-34% dell’imponibile delle ultime 52 settimane, bensì al 33% del minimale di reddito della gestione artigiani e commercianti. Per il 2019 tale costo è pari a circa 5.420 euro per ogni anno riscattato, somma detraibile al 50% dall’Irpef del richiedente.

Il riscatto per gli inoccupati

Vi è infine la possibilità di chiedere il riscatto anche se non si sono ancora versati contributi essendo ancora inoccupati. Anche in questo caso si pagherà un contributo pari al 33% del minimale di reddito della gestione artigiani e commercianti (per il 2019 pari a circa 5.420 euro). Il contributo è deducibile fiscalmente dal reddito del richiedente il riscatto o detraibile dall’imposta dovuta dal genitore a carico del quale risulti il richiedente il riscatto, nella misura pari al 19% del contributo stesso.

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