Zurich: se il futuro fa paura occorre agire su tre fronti

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di Luca Spoldi 20 Giugno 2019 | 13:12

Zurich studia le paure dei lavoratori

Dall’indagine, pubblicata oggi, “2019 Agile Workforce Protection”, realizzata da Zurich e Oxford University per comprendere le nuove paure ed esigenze dei lavoratori sono emerse sia conferme che nuove tendenze. Ad esempio per maggioranza dei lavoratori intervistati (54%), il proprio lavoro è migliore rispetto a 15 anni fa grazie all’impatto della tecnologia. Solo il 23% degli intervistati pensa invece che il progresso tecnologico abbia condotto a un peggioramento.

In Italia la tecnologia fa ancora paura

L’Italia, spiega Zurich, è fuori dal coro: il 61% degli intervistati italiani ritiene che la tecnologia abbia impattato sul proprio lavoro in maniera negativa. Peraltro, nonostante nella quotidianità lavorativa la tecnologia sia percepita come un fattore abilitante, un intervistato su 4 a livello generale teme che possa essere causa della perdita di lavoro nei prossimi 5 anni. In Italia tale percentuale sale a ben 4 intervistati su 10.

Aumenta la necessità di secondi lavori

La maggior parte dei lavoratori a livello globale ha un solo lavoro (92%), ma aumenta la probabilità di doversi trovare un secondo lavoro, soprattutto negli Stati Uniti e in Giappone. L’Italia è “avanti” in questo caso: se l’8% dei lavoratori dipendenti ha più di un lavoro, il valore sale al 21% tra le partite Iva e al 23% tra i lavoratori occasionali, mentre il numero dei freelance o dei lavoratori a progetto è ormai in linea con i numeri globali (13%) e aumenterò nei prossimi 5 anni.

In Italia si fa sempre più fatica a risparmiare

Circa il 60% dei lavoratori globali ha dichiarato di aver risparmiato nel 2018. Il Giappone è il paese più virtuoso (70%), seguito da Germania (69%), Spagna (67%) e Australia (66%). Al contrario in Italia meno della metà (48%) degli intevistati ha dichiarato di essere riuscito a risparmiare. La pensione rimane la principale preoccupazione per tutte le classi di età dei lavoratori: circa il 44% a livello globale, il 50% in Italia (dove il 21% degli intervistati teme di dover gravare in futuro su familiari o amici).

Scarsa conoscenza prodotti di protezione

Ciò nonostante, nota Zurich, a livello globale la conoscenza dei prodotti assicurativi di protezione si conferma bassa e, di conseguenza, anche la propensione alla sottoscrizione rimane limitata su tutte le forme di copertura, esclusa la previdenza complementare. In questo caso l’Italia è nella media, con una marcata impreparazione sui prodotti di protezione del reddito, invalidità e “long term care”, tanto che i prodotti di copertura da perdita di reddito, invalidità e malattie gravi hanno percentuali di sottoscrizion inferiori al 10%.

Serve agire lungo tre assi

Secondo Zurich, infine, col venir meno del supporto pubblico aziende e privati dovranno necessariamente muoversi su tre assi: un intervento cross-generazionale, ad esempio con forme di contribuzione compensativa (ad esempio con fondi previdenziali per figli o nipoti ai primi anni di lavoro); un incremento di consapevolezza, per dotarsi di strumenti di protezione adeguati; un lavoro di concerto tra assicurazioni, aziende e privati, per riuscire a offrire strumenti e servizi che rispondano alle pressanti esigenze di un mondo in rapida trasformazione.

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