LIBRARY | Tasse: cos’è la Tasi, chi la paga e perché

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di Massimiliano Carrà 21 Febbraio 2020 | 16:12

Cos’è la Tasi? Quando si paga e soprattutto perché? Sono queste alcune delle domande più comuni quando si parla di tasse e che giorno dopo giorno attirano l’attenzione di diversi utenti sul web, impauriti dalla scadenza del pagamento.

Partendo dal suo significato, va specificato che la Tasi è un acronimo di Tariffa sui Servizi Indivisibili ed è un’imposta comunale che è stata istituita con il comma 639 della legge di stabilità per il 2014 che colpisce oltre 15 milioni di italiani, tra proprietari di case e inquilini. 

Tasi: perché si paga e quando

Entrando nel merito del suo significato, la Tasi è una tassa che si paga per un semplice motivo: per sostenere le spese dei comuni per i cosiddetti servizi “indivisibili”, ossia quei servizi che non possono essere fatti pagare direttamente al fruitore perché vengono fruiti da tutti  i residenti del comune. 

Tra questi vi sono per esempio: l’illuminazione pubblica, la manutenzione delle strade, la sicurezza, l’anagrafe, ecc. Inoltre, va anche sottolineato che con le aliquote della Tasi il comune dovrà approvare l’elenco dei servizi che verranno pagati con l’introito del nuovo tributo e le somme destinate a ciascuno di essi.

Entrando nel merito, invece, di quando si paga la Tasi, è necessario evidenziare che, anche se questo è un aspetto che decide ogni singolo comune, bisogna tenere conto del fatto che devono essere previste almeno due rate semestrali. Successivamente, sulla base di questa ipotesi, il cittadino può decidere liberamente se pagare la tassa con un unico versamento entro il 16 giugno dell’anno di riferimento.

Chi paga la Tasi e quanto ammonta

Riguardo invece i soggetti che devono pagare la Tasi, la legge prevede che l’imposta deve essere corrisposta sia dal proprietario dell’immobile (incluse le prime e seconde case, gli uffici, i negozi, i capannoni, le pertinenze) sia dagli inquilini, in diversa misura. 

Nel caso di immobili dati in uso a familiari o affittati, quando il soggetto che detiene l’immobile lo utilizza come abitazione principale, la Tasi è dovuta solo dal possessore. Tra l’altro è importante sottolineare che dal 2016, l’imposta la non è più dovuta sulle abitazioni principali e relative pertinenze.

Come si calcola la Tasi

Ricordando che è ogni comune che stabilisce le aliquote della TASI (avendo riguardo ai costi per i servizi indivisibili che prevede di sostenere nell’anno) e che l’imposta varia in base al tipo di immobile, uno dei problemi principali è che il contribuente deve calcolare la Tasi per conto proprio.

Ciò non è molto semplice però.
Infatti, entrando nel dettaglio, la rendita catastale dell’immobile deve essere rivalutata del 5% e moltiplicata per un coefficiente pari:

  • a 160 per case e abitazioni,
  • a 80 per gli uffici,
  •  a 55 per i negozi,
  •  a 65 per gli immobili strutturali. 

Successivamente, il risultato va moltiplicato per le aliquote stabilite dai singoli Comuni italiani e al totale vanno sottratte eventuali detrazioni. Infine, come dicevamo, visto che gli inquilini e il proprietario dell’immobile pagano l’imposta in diversa misura. I primi pagheranno una quota compresa tra il 10 e il 30%. 

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