Conto corrente, tutte le voci di costo da tenere d’occhio

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di Luca Spoldi 4 Marzo 2020 | 11:30

Conti correnti, quali sono i costi?

Vi siete mai chiesti quali sono le principali voci di costo di un conto corrente, quelle da tenere d’occhio per fare confronti e non subire passivamente aumenti dei costi decisi dai singoli istituti bancari? Come in quasi ogni contratto, anche quello legato al conto corrente prevede due tipologie di costi, fissi e variabili.

Costi fissi e variabili

I principali costi fissi sono rappresentati dal canone mensile o annuale, dai canoni legati ad eventuali carte di pagamento, dalle imposte di bollo, dalle spese per l’invio delle comunicazioni al cliente. I costi variabili dipendono invece dal tipo e dal numero di operazioni realizzate, ossia in ultima analisi dall’utilizzo che fate del vostro conto corrente e dalle politiche commerciali delle diverse banche.

Il canone

Se il conto è a canone fisso questo può essere spesato mensilmente o annualmente; in cambio la banca offre un certo numero di operazioni incluse nel prezzo (più raramente un numero illimitato di operazioni). L’opzione è adatta a chi regolarmente svolge molte operazioni. In alternativa, alcuni istituti offrono conti correnti gratuiti o con un canone minimo, a fronte però di un limitato numero di operazioni: questa opzione va ovviamente meglio a chi non utilizza così frequentemente il conto.

L’imposta di bollo

L’imposta di bollo è una tassa prelevata direttamente dalla banca (o da Poste Italiane nel caso di conti correnti postali), dovuta per il solo fatto di avere aperto un conto corrente, ogni volta che il conto sia intestato a una persona giuridica (una società o un ente), ovvero sia intestato a una persona fisica con un giacenze media annua superiore a 5 mila euro. L’imposta di bollo è di 34,2 euro annui per i conti correnti intestati a persone fisiche (che non la pagheranno se la giacenza media annua non supera i 5 mila euro), di 100 euro annui per conti correnti intestati a persone giuridiche.

Commissioni su operazioni

Le commissioni sulle operazioni sono rappresentate da spese quali quelle per effettuare un bonifico, per un prelievo con carta di credito o debito/bancomat, per la domiciliazione delle bollette, per l’emissione di un assegno circolare etc. Esse variano in base alle diverse banche, potendo in alcuni casi essere gratuite. L’emissione di carte di debito/bancomat è solitamente gratuita, anche se qualche istituto applica un costo anche per la fornitura di tale strumento.

Estratti conto

Gli estratti conto sono gratuiti se consultati online sul sito del proprio istituto attraverso gli strumenti di home banking, mentre la loro versione cartacea, inviata mensilmente o trimestralmente, ha un costo che varia a seconda del singolo istituto. Analogamente, anche tutte le altre comunicazioni che il vostro istituto vi invia per posta (modifiche contrattuali, avvisi etc) possono prevedere l’applicazione di un costo caricato sul cliente. Sono ormai state proibite le spese di chiusura conto (ma voi controllate sempre che non vi siano addebitati costi per tale operazione).

Commissione di massimo scoperto

La commissione di massimo scoperto è invece l’interesse che la banca vi fa pagare, su base trimestrale, se utilizzata il “fido” ad esempio andando in rosso sul vostro conto corrente. A volte chiamata anche commissione di disponibilità fondi, ricompensa l’impegno della banca a mettere a disposizione del cliente dei fondi e viene calcolata in misura percentuale sullo scoperto massimo verificatosi nel periodo di riferimento.

Isc, indicatore sintetico di costo

Per avere un’idea complessiva del costo di un conto corrente è infine utile verificarne l’Isc (Indicatore sintetico di costo), detto anche tasso annuo effettivo globale, un indicatore introdotto dalla Banca d’Italia finalizzato a evidenziare il costo complessivo del conto corrente. L’Isc deve essere comunicato dalla banca al cliente prima dell’apertura del conto (è riportato all’interno del foglio informativo) ed è calcolato in base a differenti profili di utilizzatori. Può essere verificato anche online (ad esempio vedasi la tabella di Unicredit e quella di Bper Banca).

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