Indagine Bankitalia, luci e ombre sull’alfabetizzazione finanziaria degli italiani

Pubblicati i risultati dell’indagine campionaria che la Banca d’Italia svolge con cadenza triennale sull’alfabetizzazione finanziaria degli adulti in Italia. L’indagine è svolta seconda una metodologia armonizzata sviluppata a livello internazionale ed è stata svolta contemporaneamente in circa 30 Paesi. Il campione è composto da circa 5.000 individui, di età compresa tra i 18 e i 79 anni, residenti in Italia.

Evidenze sull’alfabetizzazione finanziaria

L’alfabetizzazione finanziaria è misurata da un indicatore complessivo che aggrega tre dimensioni: conoscenze, comportamenti e atteggiamenti. Le conoscenze rilevano la familiarità con i seguenti concetti: inflazione, tasso di interesse, tasso di interesse semplice e composto, diversificazione del rischio. I comportamenti si riferiscono alla gestione delle risorse finanziarie nel breve e nel lungo termine: fissazione di obiettivi finanziari, programmazione delle risorse, puntualità nei pagamenti, risparmio negli ultimi mesi. Le domande sugli atteggiamenti rilevano l’orientamento degli individui al risparmio, soprattutto di tipo precauzionale, in un’ottica di lungo periodo e l’accortezza nell’uso del denaro.

Nel 2023, rispetto al 2020, il livello di alfabetizzazione in Italia, pur rimanendo su livelli bassi, è lievemente aumentato (da 10,2 nel 2020 a 10,6 nel 2023, su una scala da 0 a 20). Il miglioramento è guidato dai comportamenti e dagli atteggiamenti in campo finanziario; al contrario, la componente delle conoscenze è lievemente diminuita. Migliora la comprensione dell’inflazione e delle sue conseguenze sul potere d’acquisto delle famiglie.

Le competenze di finanza digitale

L’edizione 2023 rileva inoltre per la prima volta le competenze di finanza digitale in Italia, misurate da un indicatore complessivo che aggrega sempre: conoscenze, comportamenti e atteggiamenti. Le conoscenze sono rilevate sulla comprensione della differenza tra criptoattività e denaro, sulla familiarità con i contratti stipulati mediante firma digitale e sulla consapevolezza che la diffusione online dei dati personali consente la stesura di profili utilizzabili a fini commerciali; i comportamenti rilevano l’abitudine a modificare le password usate per gestire la finanza personale e gli acquisti online, l’accortezza nella condivisione di password per l’accesso a conti di deposito e la propensione a verificare se i fornitori di servizi finanziari digitali sono sottoposti alla regolamentazione nazionale; gli atteggiamenti verificano la consapevolezza dei rischi sugli acquisti online da reti pubbliche wi-fi e l’attenzione alla sicurezza dei siti internet e ai termini e alle condizioni di vendita degli acquisti online.

Il punteggio degli italiani è pari a 4,4 su una scala da 0 a 10. Tra i risultati si evidenzia che circa il 70% degli intervistati ritiene che le cripto-attività abbiano lo stesso corso legale del denaro e che per il 63% i contratti conclusi digitalmente non abbiano valore legale. Migliorabili i comportamenti sulla sicurezza delle password e l’atteggiamento sulla sicurezza dei siti prima di concludere transazioni. Analogamente a quanto osservato per l’alfabetizzazione finanziaria, i punteggi sono maggiori tra chi è più istruito e nella classe di età tra 35 e 64 anni. Nel punteggio complessivo di finanza digitale vi è un divario di genere, seppur minimo, che penalizza le donne.

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