Il 2017 è l’anno dei mutui a tasso misto

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di Ettore Mieli 10 Febbraio 2017 | 12:20

Scegliere il tasso fisso, per bloccare fino alla scadenza del finanziamento il vantaggio dei livelli attuali, o puntare sul variabile, in caso di ulteriori variazioni vantaggiose? La risposta arriva da una nuova indagine compiuta da Facile.it e e Mutui.it.

Secondo i dati dell’indagine entrambe le tipologie hanno visto sensibili miglioramenti in termini di convenienza negli ultimi anni. Ecco, ad esempio, le possibili evoluzioni di un mutuo a tasso variabile e di uno a tasso fisso con le seguenti caratteristiche: importo di 140 mila euro, valore dell’immobile di 220 mila euro, loan to value del 64% e durata di 25 anni. Qualora si scegliesse un mutuo a tasso fisso (poniamo, sottoscrivendo il contratto in data 1 febbraio 2017), la migliore offerta sul mercato presenta uno spread del 2,1%, taeg 2,17%, per una rata di importo mensile di 600 euro. Chi avesse stipulato lo stesso tipo di mutuo il primo gennaio 2015 avrebbe avuto uno spread del 2,30%, un taeg del 3,99% e una rata di 693 euro. Allo stesso modo, per un mutuo di pari importo e durata ma a tasso variabile, il 1 febbraio 2017 la migliore offerta presenta un tasso dell’1,10% con taeg dell’1,09% e una rata di 533 euro. A gennaio 2015 lo stesso mutuo avrebbe avuto spread del 2,10%, taeg del 2,22% e rata di 597 euro.

Sembra quindi che la scelta vincente negli ultimi anni è stata il tasso fisso, ma presto il vento, per i nuovi mutui o per le surroghe, potrebbe girare in favore non solo dei tassi variabili, a loro volta divenuti più convenienti rispetto al passato, ma anche dei tassi misti, che consentono di cambiare tipo di tasso, da fisso a variabile, lungo tutta la durata del contratto. Nel dettaglio, questi tipi di mutuo presentano una componente fissa ed una variabile, o una o più tranches temporali (due, cinque o dieci anni) alla scadenza delle quali è possibile rinegoziare il tasso del mutuo, il che è un buon sistema per rivalutare ed eventualmente correggere le proprie scelte iniziali. Anche se questo tipo di contratto tende a proporre condizioni iniziali più onerose, per compensare tale vantaggio. In presenza, tuttavia, di incertezza sull’evoluzione del quadro macroeconomico, l’opzione del tasso fisso potrebbe effettivamente essere una buona scelta.

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