Criptovalute, la bolla ormai è esplosa

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di Luca Spoldi 23 Novembre 2018 | 09:51

Criptovalute, la bolla è esplosa

La bolla delle criptovalute, come ampiamente previsto, è scoppiata e sta bruciando da mesi gran parte del valore teorico che i Bitcoin e i suoi numerosi emuli avevano raggiunto alla fine dello scorso anno. In quella che potrebbe rivelarsi la peggiore settimana in assoluto, da lunedì la capitalizzazione complessiva delle criptovalute mondiali è crollata di circa 700 miliardi di dollari.

Bitcoin a 4.240 dollari l’uno

Su Coindesk stamane le quotazioni dei Bitcoin sono ad esempio indicate appena sopra i 4.240 dollari (contro un picco di oltre 17.060 dollari raggiunti il 4 dicembre dello scorso anno), i Bitcoin Cash oscillano a meno di 201 dollari, le quotazioni dell’Ethereum scivolano sotto la soglia dei 123 dollari, mentre i Litecoin ormai valgono poco più di 31,5 dollari l’uno.

Quest’anno le più grandi Ico di sempre

Ciò nonostante chi ha saputo approfittare dell’hype delle criptovalute e della blockchain è riuscito a inizio anno a portare a casa le Ico più grandi della storia: Eos ha raccolto 4,2 miliardi di dollari lo scorso maggio, Telegram è riuscito a raccogliere 1,7 miliardi in marzo, Tatatu in giugno ha raccolto 575 milioni di dollari, Dragon (nata come blockchain privata di Disney Company) è arrivata a 320 milioni. Al confronto nel 2017 solo Tezos e Filecoin erano riuscite a raccogliere oltre 230 e oltre 260 milioni di dollari rispettivamente, mentre nel 2016 solo l’Ico di The Dao aveva raccolto oltre 150 milioni di dollari e nel 2014 la stessa Ethereum aveva raccolto “solo” 18 milioni di dollari.

La prudenza regna sovrana

Bruciata la bolla speculativa delle criptovalute, molti ritengono che il mondo blockchain tornerà a crescere in modo più sano nei prossimi anni, visto l’interesse crescente da parte di aziende operanti in molteplici campi, dalla finanza alle assicurazioni, dalla cybersecurity alla medicina. Al momento però le Ico in corso stanno raccogliendo meno di 150 milioni di dollari in tutto, segno che la prudenza continua a regnare sovrana e probabilmente il “sentimennt” degli investitori non cambierà, visto anche le più generali incertezze che stanno contraddistinguendo i mercati in questa ultima parte dell’anno.

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