Regno Unito, segnali sempre più negativi dallo scenario macroeconomico

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di Luca Spoldi 18 Dicembre 2018 | 13:20

Brutti segnali dall’economia inglese

Aumentano i segnali d’allarme per l’economia del Regno Unito nel 2019, in vista dell’arrivo di una Brexit che non si sa ancora se sarà regolamentata o “al buio” (con tutte le incertezze che questo comporterebbe per aziende e consumatori inglesi ed europei). Mentre i distributori al dettaglio come Asos continuano a lamentarsi di una stagione di vendite deludente, i prezzi delle case si stanno indebolendo, le aziende stanno rallentando gli investimenti e la sterlina perde terreno, alimentando l’inflazione.

Cala la fiducia dei consumatori

Parlando a Bloomberg Television Lucy MacDonald, Chief investment officer per l’azionario globale di Allianz Global Investors ha sottolineato come “ovviamente” le aziende abbiano bisogno della domanda, ma “con quello che sta succedendo nel Regno Unito, non è uno scenario in cui le persone si sentono molto sicure”. Se il governatore della Bank of England, Mark Carney, ribadisce che il settore finanziario è pronto a tutto ciò che potrà succedere e che i tassi di interesse potrebbero sia salire sia scendere dopo la Brexit, i mercati prevedono un aumento dei tassi l’anno prossimo.

Bank of England verso nuovi rialzi dei tassi?

Nell’ultima riunione del comitato monetario della BoE, giovedì prossimo, non dovrebbero esserci sorprese, col mercato che sconta tassi invariati allo 0,75%. Il quadro resta più luminoso per il mercato del lavoro, grazie a retribuzioni di base che tra agosto e ottobre hanno registrato l’incremento maggiore degli ultimi 10 anni e ad una disoccupazione appena al di sotto dei minimi dal 1975. Ciò normalmente indurrebbe la BoE a preparare il terreno per futuri rialzi, ma è difficile che i banchieri centrali inglesi vogliano affrettare i tempi mentre il premier Theresa May sta ancora cercando di raggiungere un accordo di divorzio dalla Ue accettabile per il parlamento inglese.

Il calo della sterlina sostiene l’inflazione

In tutto questo la sterlina, scambiata sopra 1,40 dollari a inizio anno, è già calata attorno a 1,26 dollari, erodendo il potere d’acquisto dei consumatori inglesi e facendo ripartire l’inflazione, che gli economisti si aspettano sia rimasta al di sopra dell’obiettivo del 2% fissato dalla BoE anche il mese scorso. (la statistica ufficiale sui prezzi al consumo sarà pubblicata domani, giovedì sarà il turno dei dati sulle vendite al dettaglio). Insomma: il quadro macroeconomico inglese è sempre più contrastato e questo non aiuta a formulare previsioni sull’andamento futuro dell’economia britannica né sulla propensione ad investire di aziende e risparmiatori.

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