Successo di gruppo

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di Rosaria Barrile10 aprile 2017 | 12:58

Uno stile di leadership relazionale e partecipativo. È quello scelto da Matteo Benetti, responsabile reti private banking e financial advisor di Credem dal 2013. Carattere riservato, poco propenso a mettere in mostra pregi e difetti, in linea con lo stile sobrio e misurato del gruppo bancario in cui è professionalmente cresciuto, Benetti ha le idee molto chiare su ciò che il mercato chiede in questo momento.

Qual è il suo percorso professionale?
Sono in Credem da venti anni, dopo essere cresciuto professionalmente ricoprendo ruoli retail e corporate anche di tipo manageriale, sono diventato nel 2009 area manager a Modena, nel 2012 direttore territoriale Lombardia e dal 2013 responsabile private Banking Credem.

Tra i vari stili di leadership, in quale si riconosce maggiormente?

Dato che mi è stato affidato il coordinamento di persone molto competenti e preparate, sarebbe davvero poco utile confrontarmi con loro su tematiche esclusivamente tecniche. Naturalmente lo facciamo, ma non è la base della nostra relazione. Trovo vincente e produttivo uno stile di leadership relazionale e partecipativo dove a fronte di una strategia condivisa a tutti i livelli diamo senso alle scelte ed alle azioni che ogni private banker porta avanti.

Quali sono i suoi hobby e interessi?
L’intensa attività lavorativa e la famiglia lasciano poco spazi ad hobby “impegnativi”. In generale amo lo sport, soprattutto quelli di squadra come calcio e basket, ma anche sci, running e tennis, e non manco di praticarlo proprio perché rimane una importante scuola manageriale e di vita. Vivo famiglia e lavoro in modo autentico con tanta passione e responsabilità per ciò che ogni giorno abbiamo la fortuna di vivere e condividere.

Qual è il suo modo di intendere la professione? A che cosa associa il termini di “esclusivo”?
Il private banker è la persona di fiducia del cliente con elevati patrimoni e da sempre, anche se inizialmente si identificava nel gestore di portafoglio, ha un confronto ampio sui bisogni dello stesso. Il termine di “esclusivo” vale “unico”, come è un rapporto che nasce e si basa sulla relazione empatica che rimane ancora un fattore esclusivamente umano e non sostituibile. Domani è già oggi, la clientela è finalmente evoluta e tutti gli strumenti moderni come device, software, canali di comunicazione, sono semplicemente un veicolo per migliorare la capacità del private banker di essere vicino al cliente e di saperne leggere bisogni in ottica consulenziale.

Quali cambiamenti vede all’orizzonte per il private banking?
I clienti vogliono di più e ricercano informazioni per confrontarsi. Stando alle ricerche più recenti, circa il 30% dei richiede una “second opinion” ma questo genera una complessità di interlocutori difficili da gestire. Con il nostro modello di approccio allargato al patrimonio complessivo, presente e futuro, possiamo offrire un sevizio eccellente che allo stesso tempo semplifichi la vita al cliente. “Patrimonio, futuro presente” è inoltre il claim che abbiamo usato per il nostro servizio di private banking. E’ infatti da qualche anno che abbiamo ampliato la nostra focalizzazione di servizio al patrimonio complessivo del cliente pur mantenendo comunque una forte attenzione alla gestione finanziaria degli investimenti che sono sempre più complessi. I nostri banker sono preparati per offrire consulenza a 360 gradi.


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