Nuove frontiere del wealth management

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di Private 21 Aprile 2017 | 07:39

Giulia Cipollini*
Giada Mazzola**

Parlare oggi di wealth management significa essere consapevoli del mutato contesto economico, sociale e giuridico di riferimento, in un’ottica che, sempre più spesso, supera i confini nazionali. L’attenzione rivolta a questo settore è in crescita e si accompagna a nuove opportunità e sfide che i cambiamenti intervenuti nel contesto nazionale e internazionale lasciano intravedere.

Pianificazione patrimoniale
Dal punto di vista domestico, un forte impulso alla richiesta di un’attenta pianificazione patrimoniale proviene dalle misure che, a partire dal 2015, hanno portato alla regolarizzazione dei patrimoni che soggetti fiscalmente residenti in Italia detenevano all’estero (non solo conti correnti, ma anche opere d’arte, gioielli, immobili). Ci riferiamo alla voluntary disclosure, che ha portato circa 129 mila contribuenti a regolarizzare capitali per oltre 59 miliardi di Euro. Questi numeri si traducono, per i soggetti che hanno aderito alla procedura, nell’esigenza di valutare e intraprendere una corretta pianificazione per i patrimoni emersi alla luce del sole e, quindi, conosciuti (o conoscibili) da tutta la famiglia di riferimento (con le intuibili conseguenze). L’emersione dei beni esteri sta provocando l’aumento della richiesta di assistenza legale nella pianificazione patrimoniale e successoria (ad esempio per la redazione del testamento, prima considerato spesso un tabù).

Prospettiva internazionale
L’esigenza di pianificazione e gestione patrimoniale non è più circoscritta solo ai confini nazionali: oggi i soggetti con interessi vitali ed economici internazionali (famiglie che risiedono in un Paese, con figli che studiano fuori casa e con investimenti strategici esteri) guardano con sempre più attenzione a una pianificazione patrimoniale worldwide, cioè a 360 gradi. La molteplicità di giurisdizioni che possono essere coinvolte vede l’Italia in prima linea anche per attrarre investimenti di HNWI dall’estero. È oggi prevista la possibilità per i cittadini extra-Ue di ottenere il permesso a soggiornare in Italia sulla base di un investimento effettuato in titoli di Stato, capitale di società italiane e/o start p oppure a seguito di una donazione a sostegno di un progetto italiano di pubblico interesse. La condizione per ottenere tale autorizzazione a stabilirsi in Italia è legata all’importo dell’investimento che sarà effettuato: 2 milioni di Euro nel caso di titoli stato, 500 mila euro per le startup cc.dd. “innovative” e 1 milione di Euro per le donazioni a enti caritatevoli.

Attrazione di capitali
Gli imprenditori italiani non possono quindi che guardare con ottimismo al wealth management, capace addirittura di attrarre capitali da investire in Italia. Purtroppo però il processo di pianificazione patrimoniale si incontra (e scontra) con le personalità dei singoli imprenditori coinvolti. Il tema del passaggio generazionale rappresenta un momento di riflessione critica sul futuro familiare e dell’impresa. La speranza è che la spinta verso la pianificazione operata dall’emersione di nuovi beni nonché dalla forza attrattiva dei patrimoni dovuta ai nuovi incentivi concorrano ad accrescere la percezione generale dell’imprenditore italiano, così come degli intermediari, che un’attenta pianificazione patrimoniale (tramite trust, testamento, patti di famiglia, ecc.) è un’opportunità importante, che può segnare in positivo il futuro della famiglia e dell’azienda.

*Partner, head of tax and wp, Italy, studio legale Withers
**Associate, studio legale Withers

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