Il re degli hedge fund attacca l’Amministrazione americana

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di Luigi Dell'Olio 26 Gennaio 2018 | 07:15

“La politica del dollaro debole va in direzione opposta rispetto a ciò che oggi serve agli Stati Uniti”. Ray Dalio (nella foto) non le manca a dire. Il gestore del più grande hedge fund al mondo – attività per 150 miliardi di dollari – ha usato il palco del World Economic Forum di Davos, per attaccare a testa bassa il credo del presidente americano Donald Trump. “Il dollaro debole è benvenuto”, ha commentato quest’ultimo nei giorni scorsi e poco dopo il biglietto verde si è portato ai minimi dell’ultimo anno rispetto all’euro (-11% la performance a dodici mesi).

Per Dalio, il dollaro debole è “una tassa impropria su chi detiene attività americane, scoraggia gli investitori stranieri e contribuisce a creare inflazione”. Insomma “tutto l’opposto di cià che servirebbe oggi agli Stati Uniti per proseguire nel ciclo di crescita economica.

D’accordo con Dalio è l’analista Dick Bove di Vertical Trading Group, che vede seri rischi per l’economia americana se il dollaro continuerà nel suo trend discendente verso le altre grandi valute. Un timore ridimensionato da Moody’s Investors Service, secondo cui nel medio termine il biglietto verde è destinato a riprendere quota. Nonostante i desiderata di Trump.

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