Arte da condividere

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Private di Private18 luglio 2018 | 08:12

Alessia Zorloni

 

Com’è ben dimostrato da numerosi report pubblicati negli ultimi anni, sono sempre di più le famiglie di imprenditori che investono parte del patrimonio nel collezionismo di opere d’arte. Le collezioni permanenti fondate da collezionisti privati offrono uno straordinario numero di opere ai propri fruitori ed eguagliano, e in molti casi superano, per numero e completezza, le collezioni delle istituzioni pubbliche.

 

Scelta di condivisione

Queste famiglie considerano la propria collezione come parte del patrimonio familiare e hanno una specifica esigenza di gestione e di protezione anche in vista della loro preservazione per le generazioni future. Così, ad esempio, è di fondamentale importanza definire delle strategie di valorizzazione della collezione attraverso prestiti a musei pubblici e privati o eventualmente identificare le istituzioni o i musei con i quali la famiglia intende creare delle partnership o fare delle donazioni. Quest’ultima è la strada scelta dalla famiglia Agrati, che dopo la morte di Peppino Agrati, il fratello Luigi, in accordo con la moglie, ha deciso di donare l’intera collezione di famiglia a Intesa Sanpaolo in modo che fosse pienamente valorizzata ed esposta al pubblico in una sede adeguata.

 

Novecento in vetrina

Uno degli esempi di collezionismo privato italiano più importante del Novecento, la Collezione Agrati è nata alla fine degli anni Sessanta grazie alla passione e all’intuito dei fratelli Luigi e Peppino e riunisce oggi più di 500 opere dei maggiori artisti della seconda metà del Novecento. Dall’informale alla pop art, dall’arte povera all’arte concettuale, fino agli sviluppi degli anni ’80, la collezione rappresenta le molteplicità di interessi dei fratelli Agrati e del loro modo di vivere l’arte contemporanea. Nutrita dagli intensi rapporti instaurati con gli artisti e dalla frequentazione dei più importanti spazi espositivi del panorama artistico internazionale, la raccolta, che ha una stima di mercato di 300 milioni, accoglie con grande precocità ricerche che saranno riconosciute solo in seguito quali momenti fondamentali dell’arte del secondo Novecento.

 

La mostra

Una selezione di 70 capolavori è visibile in anteprima fino al 19 agosto alle Gallerie d’Italia di Milano, nella mostra Arte come rivelazione. La mostra parte e si sviluppa attorno ad un nucleo di opere di Fausto Melotti (ben 19), artista con cui Peppino Agrati instaurerà nel corso degli anni un “folle amore”, come recita il titolo di un poetico lavoro del 1971; tra le numerose opere in mostra, spiccano “Triple Elvis” di Andy Warhol, “Financial District” di Jean-Michel Basquiat, un “Concetto spaziale” di Lucio Fontana, un “Trasmettitore Argento Glut” di Robert Rauschenberg e un “Achrome” di Piero Manzoni.

 

Scoperta a tappe

“Le opere in mostra ci parlano di un modo di concepire la collezione come scoperta e arricchimento, come condivisione di un mondo di immagini che incarnino il vivere contemporaneo”, commenta il curatore Luca Massimo Barbero. Sarà un’occasione unica per scoprire una delle più preziose e interessanti collezioni italiane d’arte contemporanea, che finalmente, con la donazione a Intesa Sanpaolo, viene resa pubblica. La mostra vuole essere anche un ricordo e un omaggio ai due industriali lombardi, che con coraggio e lungimiranza hanno dato vita a una collezione che si segnala a livello mondiale nel quadro delle raccolte d’arte private.

 

 


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