Roberto Nicastro si racconta

A
A
A
Francesca Vercesi di Francesca Vercesi29 ottobre 2018 | 07:44

 

Grandi investimenti anche (e soprattutto) in mezzo alle crisi, spaziando tra un segmento all’altro e puntando su molteplici asset a livello globale. Pronto a mettere sul tavolo qualche decina di milioni di euro quando un dossier sembra interessante. È la storia di Cerberus, il colosso del private equity americano che stava per rilevare Alitalia, in cordata con Easyjet. In Italia, insomma, non mancano opportunità da cogliere. Capiamo perché insieme a Roberto Nicastro, oggi senior advisor Europa per Cerberus Capital Management, L.P. ed ex presidente delle Good Banks poi risolte (Banca Marche, Popolare Etruria, CariChieti e CariFerrara) nonché ex direttore generale di UniCredit. Fondata nel 1992, Cerberus è leader globale nelle soluzioni di investimento alternativo con oltre 40 miliardi di dollari di fondi in gestione e opera nel settore del credito, del private equity e del real estate. Ha sede a New York City e conta su una vasta rete di uffici affiliati di consulenza tra Stati Uniti, Europa e Asia. E la società che Cerberus controlla hanno qualcosa come mezzo milione di dipendenti.

Qual è la vostra view sull’Italia di oggi?

Innanzitutto cerchiamo di assumere una visione di medio termine, non possiamo permetterci di prenderne una a breve, essendo uno dei più grandi private equity al mondo. Abbiamo fatto grandi investimenti in Spagna nel bel mezzo della crisi della Catalogna e nel Regno Unito in mezzo alla crisi Brexit quindi siamo strutturati per cogliere le opportunità nelle situazioni critiche. Se oggi guardiamo all’Italia vediamo un bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto. Al di là dei grandi timori che si sono manifestati negli ultimi mesi (e che hanno la loro espressione nello spread), il sistema istituzionale Italia ha buone capacità di tenuta. Da una parte ci sono pesi e contrappesi che funzionano (Quirinale), dall’altra c’è la sensazione, alimentatasi anche nel corso del Forum Ambrosetti di Cernobbio dove c’erano gli attori della nuova stagione governativa, che i primi 100 giorni gli servano per avere maggiori responsabilità e prudenza. Non si può giocare col fuoco e forse lo hanno capito. Anche Anche il greco Tsipras, una volta andato al governo, aveva cambiato la sua dialettica. Una cosa peculiare è che dobbiamo tutti imparare a distinguere ciò che si dichiara da ciò che poi succede davvero. Siamo finiti in una campagna elettorale continua ma occorre distinguere l’effettività dalle boutade che riguardano più la propaganda e meno la sostanza.

Quindi è esagerato parlare di rischio Italia?

Secondo me sì eppure, va detto, non ho ancora sentito ricette e idee concrete per rilanciare la crescita. Il paese sta crescendo all’1% mentre il resto dell’Eurozona si aggira intorno al 2%. Credo che sostanzialmente l’Italia, dall’esterno, sia vista come il Paese che ha avuto 64 governi in 70 anni, con una stabilità che definirei ‘movimentata’, che galleggia e reagisce alle emergenze e non che sembra avere una strategia chiara. Per questo vedo il bicchiere a metà. Credo che sia un’esagerazione vedere tutto nero ma non c’è nemmeno chiarezza sulle priorità e sul senso della direzione.

Cerberus è attento all’Italia…

Sì perché, pur galleggiando, vede delle opportunità di investimento. Per esempio, siamo appena entrati con una quota del 57% in Officine CST (spendendo alcune centinaia di milioni di euro, ndr), primaria società nella gestione del credito verso la pubblica amministrazione che offre servizi integrati di gestione del credito sia a grandi clienti come banche, investitori istituzionali, utility e multinazionali, sia alle piccole e medie imprese. Abbiamo acquisito la quota di controllo dal fondatore e ad Gianpiero Oddone e da altri soci. Lui continuerà a essere ad e resta azionista con il 28%, io sarò presidente non esecutivo. Abbiamo sviluppato insieme un piano ambizioso sulla crescita di officine.

 In Europa il gruppo vanta un lungo track record di investimenti. Ce lo racconta?

Sì, soprattutto nei settori del credito, private equity e real estate. Dal 2010 Cerberus ha investito più di 40 miliardi di euro in operazioni con istituzioni finanziarie europee. Dal 2013 è inoltre il più grande acquirente in Europa di non performing loans (Npl) e di asset immobiliari (Reo). In Italia abbiamo acquisito o ottenuto portafogli Npl e Reo garantiti/non garantiti per un valore lordo di oltre 5,5 miliardi di euro e circa 400.000 prestiti, con un prezzo di acquisto superiore a 1,6 miliardi di euro e pensiamo di investire ulteriormente. Abbiamo investito in Npl oltre 100 miliardi di euro in Europa. In Italia, poi, in partnership con Easyjet, abbiamo partecipato per l’offerta su Alitalia ma dopo le elezioni il processo è stato interrotto. A suo tempo Cerberus aveva acquistato Air Canada e poi, una volta a posto, la aveva rivenduta. Continuiamo a guardare a opportunità nuove e alternative.

Quello degli Npl è davvero un problema solo italiano?

Sì. Negli Usa non c’è. Loro sono stati più veloci di noi. Hanno avuto la crisi, hanno imposto un’immediata ricapitalizzazione pubblica che ha permesso all’economia di ripartire. Dopodiché lo stato si è ritirato. Da noi, invece, questo non è accaduto. Ma non tanto per un problema di coperture quanto per una questione di filosofia e di velocità. Sugi Npl, poi, c’è anche il problema dei tempi della giustizia civile.

Il settore finanziario resta un’area di rilievo per Cerberus?

Sì. Chiaramente la visione degli investimenti è mediata dai prezzi e, dato che oggi scontano un eccesso di pessimismo, portano al contempo delle opportunità. Un esempio è l’effetto dello spread che si riflette nel settore finanziario. Sul fronte delle banche è stato fatto un grosso lavoro: siamo passati da un contesto con situazioni delicate e complicate che ho avuto l’onore di presiedere nella risoluzione e oggi i focolai di problema non lo sono più. Oggi il settore è stabile e solido. Ma, dal punto di vista dei mercati, oggi c’è incertezza e l’incertezza è l’ultima cosa che desiderano. C’è infatti una correlazione diretta tra lo spread sui Btp e le quotazioni bancarie: lo spread, salito in maniera repentina da maggio a oggi, ha impattato nelle quotazioni bancarie che al momento sono depresse oltre il necessario. Noi ci differenziamo proprio perché abbiamo un focus sui prodotti finanziari, sia su banche sia su società finanziarie specializzate.

Come sta andando il settore bancario in Europa?

Il settore bancario è un settore che segue abbastanza da vicino quello dell’economia reale e quindi l’impatto adesso è positivo. La fase del ciclo è abbastanza buona la fase, le tecnologia sta imponendo cambiamenti ed è in atto un trend di composizione e ricomposizione dei modelli di business. Il fintech porta le banche ad accelerare la trasformazione al digitale. Un aspetto che sta emergendo è che c’è una minore unità del sistema Europa e questa ha come impatto il fatto che sarà meno probabile che ci siano grandi operazioni a livello europeo nel futuro. La frammentazione sta abbassando le sinergie industriali, le divergenze indeboliscono l’economia e stiamo quindi andando verso una fase di più grandi campioni nazionali e meno di colossi paneuropei. Non ci piove che siamo in una fase di chiaro stallo del progetto paneuropeo. E quanto sta accadendo è un effetto della politica. Del resto, la banca è un animale a se stante, è un’azienda particolare e ha un ruolo chiave nella promozione dell’economia. L’eterogeneità dei tempi della giustizia è un altro problema italiano.

Un uomo come lei ha tempo per sé?

Cerco di trovarlo! Amo viaggiare, arrampicare, fare lo sci alpinismo. Del resto, sono trentino. E poi, quando riesco, mi dedico a una cosa che sento molto: un’attività di volontariato presso la onlus Archè.

 


Non è possibile commentare.

ARTICOLI CORRELATI

Private equity a vele spiegate

UBP e Rothschild & Co, accordo nel private equity

Atlante fa rotta verso i De Agostini

BNP Paribas WM ha un nuovo capo dei business private

I fondi pensione spingono il private equity

Investimenti, il private equity non conosce crisi

Four partners punta sull’indipendenza

Il private equity archivia un 2018 da record

Ambienta, Safim; shopping tedesco

I motori del private equity

L’Italia piace meno al private equity

Doppio record per il private equity italiano

Il gigante del private equity punta sul mattone italiano

Centurion Global Fund, nuovo investimento per il private equity

Il private equity sfida il vento contrario

Corsa a tre per i ristoranti nippo-brasiliani

Warburg mette gli occhi su una controllata di Mps

Novità in casa Tikehau Capital

Compagnie assicurative nel mirino del private equity

I private equity puntano sull’Est Europa

Private equity ricoperti d’oro, ma i rendimenti deludono

Addio a uno dei pionieri nella gestione di fondi di private equity

Il private equity mette la retro

Polizze, l’avanzata del private equity

A caccia di prede alternative

A caccia di alternativi

Bonomi punta sull’illuminazione di alta gamma

Ritorni a doppia cifra per il private equity in Italia

La nuova Clessidra si rimette in moto

Bonomi punta sul cacao

Apax sceglie l’Italia

Private equity, 5 anni con il turbo

Private equity, adesso la leva fa paura

Ti può anche interessare

Hypo Alpe-Adria Bank, la filiale italiana è in vendita

Novità per la società ...

Castle Mount LP completa il quarto closing

BMO Global Asset Management EMEA Private Equity (BMO PE), la divisione di Private Equity di BMO GAM, ...

Fineco può crescere ancora

Il mondo della consulenza ha ancora tanto spazio per crescere. E’ questa la sintesi del pensie ...