Valori d’acciaio

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Chiara Merico di Chiara Merico5 dicembre 2018 | 09:44

Da più di un secolo la famiglia Tata è simbolo in India di “valori più forti dell’acciaio”, come recita lo slogan del più grande complesso siderurgico del Paese, Tata Steel. Ma il gruppo che porta il nome della famiglia è presente in quasi tutti i settori, dalla siderurgia all’informatica, dall’agroalimentare alla chimica, fino alle auto, all’energia e ai cosmetici. Il gruppo Tata comprende oltre 100 società indipendenti – di cui 29 quotate – che operano in più di un centinaio di Paesi nei cinque continenti, con la missione di “migliorare la qualità della vita delle comunità che serviamo globalmente, attraverso la creazione di valore a lungo termine per gli stakeholder, basata sul concetto di Leadership con fiducia”. I ricavi complessivi delle società del gruppo, che impiegano oltre 695mila persone, ammontano a circa 100 miliardi di dollari.

 

Un secolo e mezzo di storia

La storia industriale dei Tata inizia nel lontano 1868, quando il capostipite, Jamshedji Nusserwanji Tata, decide di avviare un’industria tessile dopo aver lasciato la società di import-export della famiglia. In seguito Jamshedji fonda la compagnia che ancora oggi porta il nome di Tata Sons – ed è la principale holding del gruppo – insieme al primogenito Dorab e a suo cugino, Ratanji Dadabhhay Tata. In un’India ancora sotto l’autorità coloniale britannica Tata crea le sue prime aziende attive nella produzione di acciaio, energia, cemento, olio, assicurazioni, chimica, aeronautica, automobili.
Nel 1902 il gruppo assorbe la Indian Hotels Company e l’anno successivo nasce la prima catena di alberghi di lusso indiana con il Taj Mahal Palace & Tower. Nel 1904 diventa presidente il figlio del fondatore, sir Dorab Tata, e il gruppo prosegue la diversificazione. La Tisco, oggi rinominata Tata Steel, viene fondata nel 1907 a Jamshedpur ed è il primo impianto siderurgico indiano a entrare in produzione nel 1912. Nel 1910 vede la luce la prima di tre società idroelettriche, la Tata Hydro-Electric Power Supply Company, e sette anni dopo il gruppo entra nel settore dei beni di consumo grazie alla Tata Oil Mills Company, che produce sapone, detersivi e gasolio. Nel 1932 la Tata fa il suo debutto nel settore aeronautico con la Tata Airlines e nel 1939 in quello chimico con la Tata Chemicals. Nel 1945 nasce la Telco, rinominata nel 2003 Tata Motors, che in origine realizza locomotive e altri prodotti meccanici. Negli anni Cinquanta nasce la Voltas per la produzione di condizionatori d’aria e impianti di refrigerazione; nel 1952 il gruppo entra nei cosmetici, e nel 1968 nei servizi software.

 

Legami con la politica
Dopo la proclamazione dell’indipendenza, nel 1947, la famiglia Tata stringe forti legami con la politica: il primo ministro Jawaharlal Nehru assegna a vari dirigenti del gruppo importanti incarichi di governo, come il ministero delle Finanze offerto nel 1948 a John Mathai. Grazie a questi legami, Tata cresce fino a diventare uno dei grandi gruppi monopolistici dell’economia indiana. Non mancano i momenti di difficoltà, come nel 1953, quando per esempio la compagnia aerea del gruppo, Air India International, e le sue attività assicurative vengono nazionalizzate. Ciononostante, il gruppo continua a crescere, passando dalle 14 società del 1938 alle 95 del 1991, sotto la direzione di Jehangir Ratanji Dadabhoy Tata (più noto per le sue iniziali JRD), figlio di un cugino di Jamshedji e unico uomo d’affari al quale il Parlamento indiano ha reso omaggio all’indomani della sua morte, nel novembre 1993.
Nel 1984 la Tata inizia la produzione di orologi con il marchio Titan, stabilendo una joint venture con la Tamil Nadu Industrial Development Corporation. Nel 1991 Ratan Tata, nipote del fondatore, diventa presidente: nel 1992, alla vigilia della liberalizzazione dell’economia indiana e della sua apertura, le entrate del gruppo rappresentavano quasi il 2% del Pil del Paese.

 

Un colosso mondiale

Seguono anni di grande crescita: nel 2000 il gruppo acquisisce la londinese Tetley Tea, e nel 2004 rileva la produzione di camion della coreana Daewoo Motors. Nell’ottobre 2006 la Tata Steel acquisisce per 12 miliardi di dollari il colosso dell’acciaio anglo-olandese Corus Group; un mese più tardi rileva il Ritz Carlton di Boston per 170 milioni di dollari e nell’aprile 2007 il Campton Place Hotel di San Francisco, per 60 milioni. Nel febbraio 2008 Tata rileva General Chemical Industrial Products per 1 miliardo, in marzo acquisisce dalla Ford la Jaguar Cars e la Land Rover, in maggio entra nella Piaggio Aero Industries in Italia, in giugno nella China Enterprise Communications.

 

Paternalismo in fabbrica
Tra le caratteristiche che rendono Tata un gruppo unico nel suo genere c’è senz’altro una certa tendenza al paternalismo, come nota Le Monde Diplomatique. Già sul finire del Diciottesimo secolo nelle sue fabbriche tessili Jamshedji Tata aveva istituito un fondo per le pensioni e un altro per gli incidenti sul lavoro, oltre a costruire alloggi e strutture sportive. Su questa falsariga, la Tata Iron and Steel Company Limited (Tisco), fondata nel 1907 da Dorab, introduce la giornata di otto ore, le cure mediche gratuite e le ferie retribuite. Dorab è noto anche per aver costruito, nel 1908, un’intera città: si tratta di Jamshedpur, chiamata anche Tatanagar (la “città di Tata”), sorta nell’attuale stato di Jarkhand, una delle regioni più povere dell’India, e destinata ai lavoratori della fabbrica. Un’altra particolarità dei Tata riguarda il rapporto con la filantropia: ancora oggi un sistema di fondazioni caritatevoli, che usufruiscono di notevoli sgravi fiscali, detiene il 66% delle azioni di Tata Sons. Ogni azienda del gruppo è poi tenuta a investire parte dei propri introiti per fini sociali: per esempio, Tata Steel ha creato, nella città di Jamshedpur, l’ong Società per lo sviluppo rurale.

 

Attenzione alla popolazione
Tutte iniziative che concorrono ad alimentare il mito della famiglia Tata, insieme ad atti concreti. Famoso il gesto con cui, nel 2002, Ratan Tata si offrì di risarcire i clienti – in maggioranza privati – della sua società finanziaria sull’orlo del fallimento: una promessa che costò al magnate circa 700 milioni di euro e rafforzò il suo mito. E anche dal punto di vista dei prodotti il gruppo Tata ha spesso mostrato di tenere in considerazione i bisogni degli ultimi, come nel caso dell’invenzione di un apparecchio per filtrare l’acqua, venduto al modico prezzo di 1000 rupie (circa 14 euro) ma essenziale in un Paese in cui milioni di persone non hanno accesso all’acqua potabile. In questo senso l’iniziativa più eclatante riguarda la Nano, l’auto low low cost accolta con grande entusiasmo al debutto nel 2008, ma non con altrettanto successo di mercato: secondo le ricostruzioni, fu lo stesso Ratan Tata, guardando una famiglia di quattro persone viaggiare su uno scooter, ad avere l’idea di progettare un’auto dal prezzo accessibile, chiedendo agli ingegneri di Tata Motors di produrla al costo di circa 1300 euro. Questo approccio, unito a una grande considerazione per i diritti dei lavoratori – le aziende del gruppo dispongono tutte di un sindacato interno a cui i dipendenti sono incoraggiati a iscriversi – ha fatto sì che il gruppo potesse evitare, nel corso di gran parte della sua storia, grandi conflitti sociali.

Apertura a manager esterni

Questo almeno fino a che fenomeni come la globalizzazione, la precarizzazione e la riduzione del costo del lavoro non hanno impattato anche sul gruppo Tata. Per fare un esempio, nella sede indiana di Tata Steel gli effettivi si sono ridotti della metà in vent’anni, passando dai 77.448 del 1994 ai 36.199 del 2013, con una serie di misure per incoraggiare pensionamenti e dimissioni volontarie. Altri problemi sono arrivati nel momento in cui il nome della famiglia è stato associato agli scandali che hanno coinvolto il governo di Manmohan Singh (2009-2014). Nel 2012, dopo le dimissioni di Ratan Tata, per la prima volta al timone della multinazionale arriva un manager esterno alla famiglia: Cyrus Pallonji Mistry, legato comunque a doppio filo ai Tata, visto che suo padre, il magnate Pallonji Mistry, è il più grande azionista singolo di Tata Sons con una quota del 18,4%, e che sua sorella ha sposato Noel Tata, fratellastro di Ratan. Ma nell’ottobre 2016 Mistry viene destituito (con relativa vertenza giudiziaria) e Ratan Tata assume nuovamente la responsabilità del gruppo per poi nominare presidente all’inizio del 2017 Natarajan Chandrasekaran, manager cresciuto internamente. Spetterà a lui occuparsi delle nuove sfide che attendono Tata, come il contenzioso con la giapponese NTT dopo la fallimentare joint venture di Tata Teleservices e l’uscita del gruppo dalla telefonia, o la fusione decisa nel 2018 tra Tata Steel e ThyssenKrupp.

 


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