Paperoni per l’economia reale

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Private di Private21 dicembre 2018 | 06:51

Fabio Innocenzi, estratto del discorso di apertura al Forum Aipb

Nel 2018 l’industria del private banking ha continuato a crescere in termini di raccolta netta (+2,7% a giugno) ma ha cominciato a risentire di mercati finanziari in flessione e con crescente volatilità (effetto mercato -3,1% a giugno). Il totale delle attività finanziarie gestite dall’industria era a giugno pari a 801 miliardi di euro. Le scelte della clientela private degli ultimi mesi hanno fatto registrare una crescita della preferenza verso i prodotti assicurativi (+9% da inizio anno) per il percepito maggiore grado di protezione dai cicli e la liquidità è cresciuta del 3%, come conseguenza della crescente incertezza.

 

Crescita globale in rallentamento

Le prospettive di fine anno e del prossimo futuro saranno influenzate da uno scenario di crescita globale in rallentamento, anche se ancora positiva, elevate incertezze politiche e mercati finanziari altamente volatili.

I Paesi dell’area euro presentano andamenti macro-economici convergenti tra il Sud e Nord Europa, superando la convenzionale classificazione tra Paesi più e meno “virtuosi”. In questo quadro l’Italia sembra presentare un rallentamento più marcato e un crescente isolamento sia nell’evoluzione degli indicatori economico-finanziari, sia nelle scelte di politica economica, orientate ad un aumento del deficit pubblico a sostegno della crescita la cui efficacia non trova consensi tra le autorità europee.

Questa situazione ha inciso negativamente sul clima di fiducia dei consumatori riguardo alla situazione dell’economia italiana ma non ha avuto, per il momento, effetti sui giudizi riguardanti la situazione economica delle famiglie.

 

Piccola ripresa dell’inflazione

L’attuale scenario fa prevedere, per i prossimi anni, una crescita del Prodotto Interno Lordo nominale, risultato di una minore crescita del Pil reale compensata da una lieve ripresa dell’inflazione. Questa dinamica comporterà un aumento del reddito disponibile del settore privato, che prevediamo sarà accompagnata da un aumento del tasso di risparmio frutto, in parte, della crescente incertezza. In questo quadro elaborato in collaborazione con Prometeia, ci aspettiamo una crescita delle attività finanziarie investibili delle famiglie, generato da un nuovo flusso di risparmio finanziario di 150 miliardi di euro nel periodo 2018-20. Uno scenario nel quale nuove risorse potranno in parte andare a finanziare la crescita dell’economia italiana.

 

La forza delle famiglie

Voglio ricordare che dei 4.300 miliardi della ricchezza delle famiglie, circa 2.500 rappresentano ricchezza investibile e di questi il 44% appartiene a famiglie benestanti, ossia con 500 mila euro e più di attività finanziarie, quelle che comunemente consideriamo il target di clientela per il settore del Private banking. Sempre secondo la nostra previsione, alla fine di quest’anno da questo segmento delle famiglie arriveranno 13 miliardi di nuove attività finanziarie, senza prendere in considerazione l’effetto mercato (sono state 26 miliardi nel 2017, un anno di significativa ripresa del settore della gestione del risparmio).

I patrimoni delle famiglie private, come abbiamo più volte sottolineato in questi anni, sono largamente diversificati, assistiti da servizi di consulenza evoluta, senza esigenze di immediata liquidabilità e quindi adatti per investimenti di medio e lungo periodo, ideali per finanziare i progetti di sviluppo delle imprese.

 

Verso nuove regole

I vincoli alla crescita del credito bancario favoriscono il passaggio al finanziamento privato e lo sviluppo di un mercato dei capitali più moderno.

Esiste uno spazio non utilizzato della ricchezza e del risparmio “private” per il finanziamento dell’economia reale italiana, come evidenziato dalla contenuta incidenza dei prodotti illiquidi nei portafogli delle famiglie benestanti. La crescita di tale peso può essere favorita dal prevalere di alcune condizioni come, solo a titolo di esempio, un buon grado di fiducia dei risparmiatori verso il Paese e le imprese in cui risiedono gli investimenti, l’esistenza di strumenti finanziari adeguati alla clientela individuale, regole di governance chiare e trasparenti sui progetti da finanziare, prospettive di medio e lungo periodo stabili ecc.

 

Il decollo dell’Aim

Nel recente passato alcuni di questi elementi sono sembrati prevalere e, non a caso, nel 2017 si è registrato un record di quotazioni di Pmi (113 società quotate all’Aim con una capitalizzazione di circa 8 miliardi di euro) e IPO di Pmi italiane (22 da inizio anno). Un processo, però, che sembra essersi arrestato nei mesi più recenti.

Il ruolo del private banking a sostegno dello sviluppo economico del Paese può risiedere nell’orientare la sua clientela verso scelte di investimento che uniscano il legittimo interesse privato alla performance finanziaria all’interesse collettivo, quando la scelta ricade su forme di finanziamento dell’attività produttiva in Italia. Questo ambizioso obiettivo può essere perseguito solo rispettando in primo luogo le fondamenta del mandato fiduciario conferito dal cliente: la combinazione di diversificazione, economicità e rendimento. Elementi peraltro ribaditi e rafforzati da Mifid 2.

 

Nuovi criteri di scelta delle asset class

Da una recente indagine svolta dall’Associazione sulla clientela “private”, contenuta nel più ampio lavoro del Censis, emergono evidenze che chiariscono alcuni campi di azione possibili: da un lato quelle provenienti dall’analisi delle motivazioni che orientano le scelte di investimento della clientela e dall’altro dalle affermazioni riguardanti i passaggi generazionali, rilevanti per la più specifica categoria dei clienti imprenditori.

Nell’analisi delle scelte di investimento della clientela “private”, la ricerca restituisce la descrizione di un gruppo sociale che, in un quadro economico finanziario globale e con dinamiche professionali sempre più sovranazionali, esprime comunque un’attenzione al proprio Paese e alle ricadute sociali delle proprie scelte di investimento.

 

Le sfide del futuro

Il Private Banking deve quindi tener conto di questa sensibilità e cercare di proporre alla clientela quelle opportunità in grado di coniugare il legittimo interesse alla tutela e all’accrescimento del patrimonio con la destinazione di una parte di ricchezza alla partita dello sviluppo economico del Paese.

Si tratterà di accompagnare l’investitore nella definizione della quota di portafoglio destinabile, perché la diversificazione non sia solo garantita, ma anche ottimizzata nella valutazione dell’orizzonte temporale, tipicamente più dilatato per gli investimenti in economia reale e infine nella selezione dei veicoli più adatti messi a disposizione dal mercato.

 

Il nodo del passaggio generazionale

Il campo di analisi degli imprenditori offre ulteriori spunti di riflessione per il settore con l’emergere di un quadro con ampi spazi di intervento, innanzitutto sui sistemi di governance delle imprese familiari.

Gli imprenditori intervistati, infatti, da un lato dichiarano di voler finalizzare i loro investimenti alla conservazione del patrimonio per trasmetterlo agli eredi dall’altro, in molti casi, non hanno risolto il problema del passaggio generazionale riguardante l’attività imprenditoriale. Questo ultimo atteggiamento può rappresentare un elemento di fragilità per le imprese italiane e pone limiti ad una crescita sostenibile, determinando potenziali costi sociali.

Ecco dunque l’ambito d’azione possibile per il private banking che, attraverso servizi di wealth management, può affiancare l’imprenditore nella scelta di soluzioni che salvaguardino la continuità aziendale da un lato e il patrimonio famigliare dall’altro, con benefici per la proprietà ma anche per la collettività.

 

La sfida del digital

Il settore deve cogliere queste opportunità in presenza dell’emergere di altre spinte competitive, come gli impatti della nuova regolamentazione su trasparenza e modelli di servizio, dei mutamenti generazionali e degli stili di vita della clientela e degli effetti della digitalizzazione sui servizi finanziari.

Fin qui ho fatto cenno a interventi specifici del private banking, ma gli stakeholder che possono favorire, con le loro azioni di governo, indirizzo e controllo, l’affermarsi del circolo virtuoso tra investimenti privati ed economia reale sono molteplici.

Se il ruolo propulsivo dei patrimoni private fosse collettivamente riconosciuto troverebbe un terreno favorevole al suo consolidamento aiutando i decision maker nel disegno di politiche volte a favorirne lo sviluppo e rafforzarne il ruolo.

Abbiamo quindi chiesto al Censis proprio di verificare il sentimento della collettività nei confronti della ricchezza, dei modi in cui è stata generata e i giudizi sul suo utilizzo. Nel rapporto (si veda box in pagina) si trovano evidenze che in parte ci confortano e, in parte, anche ci stimolano a proseguire nel processo avviato di divulgazione e sviluppo della cultura finanziaria nel nostro Paese.

 


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