Benetton, dinasty in cerca di nuove strade

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La tragedia del Morandi e la scomparsa di Gilberto. Due mine sul passaggio generazionale dell’impero costruito dalla famiglia di Ponzano Veneto.

Luigi Dell'Olio di Luigi Dell'Olio18 febbraio 2019 | 06:58

I prossimi saranno mesi decisivi per delineare il futuro dell’impero Benetton. I piani per un passaggio generazionale soft alla seconda generazione sono stati stravolti dalla tragedia del ponte Morandi prima e dalla scomparsa di Gilberto poi. Ora tocca prendere decisioni cruciali e farlo in tempi brevi.

 

I numeri del gruppo

Fino allo scorso anno, i quattro fratelli Benetton (Calo, Gilberto, Giuliana e Luciano) e le rispettive famiglie erano accreditati di un patrimonio complessivo intorno ai 12 miliardi di euro. Ricchezza costruita in una sola generazione partendo dall’omonima catena di abbigliamento fondata a Ponzano Veneto per poi allargare lo spettro alle autostrade e agli aeroporti con Atlantia (che vale poco meno di un terzo del net asset value di Edizione, la holding di famiglia), all’immobiliare (oltre un centinaio di palazzi in 17 Paesi di tre Continenti) e alla ristorazione con Autogrill, oltre che alla finanza con le quote in Mediobanca (2,1%) e Generali (3,05%) a dar vita a un impero da circa 67mila dipendenti. Il crollo del ponte di Genova con la sua scia di morti e le successive polemiche sulla manutenzione hanno però falcidiato i titoli in Borsa, comprimendo il patrimonio del gruppo, che resta comunque uno dei più ingenti in Italia. Anche se la sua solidità è a rischio se davvero il governo darà seguito alla minaccia di ritirare le concessioni autostradali.

 

Gli inizi

Nell’immediato Dopoguerra mamma Rosa si trova a gestire una famiglia numerosa, rimasta priva del capostipite Leone (scomparso prematuramente di nefertite) e con i figli costretti ad abbandonare presto gli studi per garantirsi il pasto quotidiano. L’intuizione del primo maglione giallo è di Giuliana, che lavora a maglia in un negozietto. Un regalo al fratello Luciano, che suscita ammirazione nel Paese, in un’epoca in cui nessuno portava abbigliamento con tonalità sgargianti. “Visto che sei così brava, fai altri maglioni con il supporto di Carlo e io li vendo” è l’invito di quest’ultimo ed è così che nasce l’idea imprenditoriale.

 

L’anima finanziaria

I primi incassi vengono girati a Gilberto perché li investa. Quest’ultimo è sempre stato considerato l’anima finanziaria della famiglia, una definizione che in realtà non ha mai gradito (“Non sono un esperto del settore, anche se andando a scuola fino a 14 anni, sono il fratello che ha studiato di più”, amava schernirsi).

Dal trevigiano il marchio Benetton si afferma in tutta Italia e negli anni Ottanta arriva a contare un migliaio di punti vendita in patria e poco meno all’estero, con un focus soprattutto su Germania, Francia e Inghilterra. Alla crescita del brand Benetton contribuiscono le incursioni nello sport, dal team in Formula 1 (con il lancio di un giovanissimo Michael Schumacher) al club di basket omonimi, e l’accoppiata con il fotografo Oliviero Toscani, che lo rende unico con la pubblicità.

I quattro fratelli mantengono saldi legami con il territorio, anche se soprattutto Gilberto inizia a girare il mondo per incontrare investitori (intanto la società si è quotata in Borsa) e programmare nuovi sentieri di crescita. È lui a intuire, prima di tanti altri imprenditori del territorio, che il miracolo nordestino – che per decenni aveva suscitato invidia in tutto il mondo – inizia a traballare per la concorrenza dei mercati emergenti. Da qui la decisione di spostare il baricentro dalla manifattura ai business protetti, laddove le abilità imprenditoriali spesso non contano più delle relazioni con le istituzioni. Un cammino intrapreso con la collaborazione di Gianni Mion, per un quarto di secolo il manager più potente della galassia Benetton e vero regista finanziario del gruppo.

 

Sotto a chi tocca

Proprio a Gilberto si aggrappano gli altri fratelli dopo il crollo del ponte di Genova della scorsa estate, ma il condottiero muore in autunno, pochi mesi dopo il fratello Carlo.

Così il 2018 ha segnato l’anno più duro della dinastia trevigiana, che in tutti questi anni non è riuscita a individuare un erede nella seconda generazione e ora si trova a dover prendere decisioni fondamentali per il futuro del gruppo.

Vanno riannodati i fili con il governo italiano sulla questione delle concessioni autostradali e al contempo deve essere finalizzata l’acquisizione di Abertis (realizzata in accoppiata con l’imprenditore spagnolo Florentino Perez, noto anche come presidente del Real Madrid), dalla cui integrazione nascerà uno dei gruppi autostradali più grandi al mondo. Intanto nella galassia di Edizione molte cariche si avvicinano alla scadenza e sul tappeto c’è da tempo la necessità di rilanciare il business del tessile.

 

Movimenti in corso

Alla presidenza di Regia, la cassaforte che detiene il 25% di Edizione (i fratelli hanno sempre mantenuto quote paritarie nella holding), è stata nominata Sabrina Benetton, figlia di Gilberto. Studi all’estero (college in Svizzera, università prima a Parigi e poi a Boston), ha lavorato nel marketing e nella pubblicità prima di dedicarsi alla sua famiglia. Difficile immaginare che possa svolgere quel ruolo di collante svolto dal papà per decenni, soprattutto considerato che la seconda generazione è composta da 15 persone, non particolarmente in armonia tra loro. Ecco, dunque, che un ruolo crescente potrebbero svolgerlo i manager, a cominciare da Marco Patuano e Fabio Cerchiai, rispettivamente amministratore delegato e presidente di Edizione Holding. Due uomini di grande esperienza e consolidate relazioni, ma con il limite di non poter far valere quote azionarie al momento di prendere le decisioni strategiche.

Quanto ad Atlantia, si e’ vociferato di possibili dimissioni dell’amministratore delegato Giovanni Castellucci, che invece resta, con gli azionisti che gli hanno confermato la fiducia. Resta da capire se vi sarà un ingresso dello Stato, Cdp o il Fondo F2i, nel capitale della controllata Autostrade per l’Italia, concessionaria del tratto di autostrada A10 sul quale si trovava il ponte crollato. E all’orizzonte c’è anche la possibilità che la società, possa essere ceduta in tutto o in parte.

 

Le partite aperte

Resta da definire anche il futuro di Autogrill, operatore della ristorazione per chi viaggia, aperto a eventuali operazioni straordinarie. Tra le ipotesi più gettonate vi è quella di uno spin off delle attività nordamericane che fanno capo alla controllata HMSHost o una sua quotazione a Wall Street, per raccogliere risorse fresche che tornerebbero utili per un possibile grande deal internazionale.

Sullo sfondo resta infine il business tradizionale di Benetton, che dovrebbe aver chiuso anche il 2018 in rosso, per quanto in miglioramento rispetto all’anno precedente. Da tempo si vocifera in merito di una possibile cessione ai concorrenti giapponesi di Uniqlo, ma finora alle voci non sono seguite i fatti.

Tante sono dunque le partite aperte e occorrerà grande armonia tra gli esponenti della seconda generazione per assicurare un futuro brillante al gruppo, anche perché per statuto le decisioni in casa Edizione possono essere assunte solo con una maggioranza del 75%. E non sarà facile.

 


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