Mercati finanziari 2019 tra rischi e opportunità

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Private di Private21 febbraio 2019 | 07:15

Guido Giubergia*

 

 

Che i mercati finanziari offrano sempre opportunità di guadagno è una convinzione di molti, messa a dura prova da un anno, il 2018, che sarà ricordato come uno dei più difficili del dopoguerra. Come scrive Bloomberg “Il peggior anno per fare soldi dal 1972”. Le rare occasioni redditizie sono rimaste limitate a pochissimi lidi, e quasi tutti molto distanti dalle tradizionali traiettorie di chi investe.

 

Mercati finanziari 2019, le asset class: ripartire dalla correzione

Nell’anno che si è appena chiuso sono cadute tutte le asset class: dalle azioni, alle obbligazioni, alle valute, fino alle materie prime e agli strumenti alternativi. In piedi, a livello globale, sono rimaste soltanto piazze azionarie “esotiche” come quella della Tunisia, della Giamaica, del Qatar o dell’India.

Chi aveva puntato sulle Borse dei Paesi industrializzati ha invece dovuto incassare delusioni: in America, l’indice Msci ha perso quasi il 6%. In Europa, lo stesso barometro è calato del 15% mentre l’Italia ha lasciato sul terreno quasi il 18% del proprio valore. Sulla parte obbligazionaria si sono salvate solo le emissioni di lunghissima durata, tra queste quelle del Bund tedesco. Fuori dalla partita è rimasto anche l’oro. La meta-rifugio di chi cerca riparo nei momenti di nervosismo non è, infatti, riuscita a offrire protezione nel 2018 e ha lasciato sul terreno oltre il 2% del proprio valore calcolato in euro.

 

Mercati finanziari 2019, scenario: siamo in cerca di protezione

In uno scenario così avverso per gli investimenti, anche le strategie più caute e prudenti hanno faticato a dare protezione, tanto che nemmeno la via maestra della diversificazione di portafoglio è riuscita a mitigare la negatività sui mercati. A differenza di quanto avvenuto in recenti anni difficili, ad affossare i mercati non hanno contribuito eventi particolarmente critici, come la crisi finanziaria del 2008 e la crisi dei debiti sovrani in Europa, nel 2011. Nel 2018 hanno inciso la guerra commerciale tra Usa e Cina, il timore di un rallentamento dell’economia globale così come il nervosismo per gli scenari politici in alcuni Paesi europei come Gran Bretagna e Italia. Rispetto agli andamenti medi di mercato possiamo ritenere che il nostro approccio un po’più cauto abbia in parte mitigato la negatività della performance e, se dall’evidenza passata vogliamo trarre un po’di ottimismo, spesso dopo un anno così diffusamente negativo si assiste a una ripresa dei portafogli.

 

Mercati finanziari 2019: segnali da monitorare

Se il 2018 ha deluso, il 2019 richiede ancora prudenza. Il contesto resta di difficile lettura, in particolare per quanto riguarda i dati macroeconomici e occorrerà aspettare gli sviluppi che ci saranno nei prossimi mesi per definire la direzione. La paura di un rallentamento della crescita economica globale continua a intimorire gli investitori. Tuttavia, nella nostra visione tendiamo a escludere una recessione, come pronosticato invece da alcuni osservatori.

Tre saranno i fronti da monitorare nei prossimi mesi. In primo piano c’è il sentiment, l’umore degli investitori che negli ultimi mesi è sceso ai minimi. È questo un aspetto che può cambiare anche repentinamente e che forse ultimamente ha visto un eccesso di reazione. Indicazioni più concrete arrivano, invece, dalle valutazioni sulle azioni e in particolare dal parametro più utilizzato che è il rapporto tra prezzo dei titoli e utile societario (p/e). In questo momento, negli Usa questi valori indicano un ritorno agli acquisti perché i p/e si muovono sui minimi degli ultimi 20 anni. Nei bond le valutazioni sono meno evidenti se non in quelli emergenti in valuta locale.

C’è poi il terzo segnale da tenere nel mirino ed è quello dei dati fondamentali. Qui lo sguardo è rivolto alla crescita degli utili in Usa. Gli analisti si aspettano un aumento dell’8% mentre gli economisti sono più cauti. Dal nostro punto di vista, la previsione di una contrazione generalizzata degli utili dai livelli correnti è da escludere. A meno che non si verifichi l’ipotesi di recessione.

 

Mercati finanziari 2019, tendenze: ridurre i rischi

Nello scenario di incertezza globale, la nostra composizione di portafoglio è orientata alla cautela. Vuol dire posizioni più contenute sulla parte azionaria, poco credito societario, minori impegni nei titoli governativi dell’Europa e una maggior quota in titoli di Stato americani.

Per la componente azionaria il momento è particolarmente delicato. Tuttavia preferiamo non eccedere nella riduzione di questo tipo di asset che potrà offrire importanti opportunità nel caso si verifichino condizioni favorevoli per il mercato.

Nel processo di riduzione dei rischi in portafoglio avviato negli ultimi mesi abbiamo scelto di puntare ancora di più sull’individuazione e selezione di opportunità che possano offrire crescita. Nel segmento azionario abbiamo quindi scelto una posizione costruttiva sui mercati emergenti, orientata dalle valutazioni ancora interessanti e dalle spinte che arriveranno dalla possibile risoluzione positiva della guerra commerciale tra Usa e Cina (oltre che da un indebolimento del dollaro).

A livello obbligazionario siamo posizionati maggiormente sui titoli di Stato Usa e meno sul Bund tedesco che in questa fase non offre valore. Abbiamo inoltre mantenuto delle posizioni di rischio sui bond emergenti da cui attendiamo opportunità di rendimento.

Il 2019 potrebbe presentare mercati meno direzionali e più volatili ma tutto sarà condizionato dalla velocità di crescita dei tassi. Ci aspettiamo comunque un mercato delle azioni sempre più selettivo, che premierà le migliori aziende a scapito delle più  deboli. Questo comporterà una maggiore selettività nella scelta dei settori e dei titoli. Nella convinzione che l’attività di stock picking e di individuazione dei trend più promettenti possa portare il giusto carburante per il portafoglio.

 

 

*Presidente e amministratore delegato del gruppo Ersel

 


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