Npl banche italiane, scatta l’allarme sui servicer

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Luigi Dell'Olio di Luigi Dell'Olio7 marzo 2019 | 08:21

A lungo si è detto che i crediti deteriorati in pancia alle banche italiane erano un affari per i grandi fondi speculativi internazionali, che si erano lanciati a capofitto su questi asset sapendo di poter scontare prezzi vantaggiosi rispetto ad altri Paesi. Ora si scopre che probabilmente non era proprio così, dato che il recupero degli npl acquistati dagli istituti si sta rivelando in molti casi più complicato delle previsioni.

 

Crediti deteriorati banche italiane: i servicer sono in ritardo nel recupero degli npl

Secondo una ricerca di Moody’s su questo fronte, i  servicer attivi nel mercato italiano sono in media in ritardo rispetto ai recuperi previsti nei business plan nelle cartolarizzazioni di crediti deteriorati. “Delle otto transazioni italiane con alle spalle un periodo sufficiente per analizzarne l’andamento, sei stanno mostrando recuperi lordi cumulati intorno o inferiori a quelli previsti dai business plan dei servicer”, sottolinea l’agenzia di rating. “La performance inferiore nei periodi iniziali può essere attribuita a una sottostima da parte degli special servicer per le operazioni in cui hanno preso il portafoglio solo al momento del closing. In altre parole, potrebbe essere solo un effetto temporaneo. Seguiremo da vicino l’evoluzione delle transazioni nei prossimi mesi per capire se è così”.

In fin dei conti l’investimento in un asset alternativo come gli npl non è detto che si riveli un grande affare nonostante le aspetttative di rendimenti elevati.


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