Free port e tesori nascosti

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Private di Private29 marzo 2019 | 06:47

Alessia Zorloni

 

“La circolazione internazionale delle opere d’arte comporta, oltre alle necessarie autorizzazioni di verifica dell’eventuale interesse culturale del bene, anche una serie di controlli attivati dal diritto doganale o dalle prassi adottate dai porti franchi internazionali. Quali sono gli adempimenti per un corretto transito dell’opera d’arte?”. Questo l’incipit al convegno “L’arte tra dogane e porti franchi”, organizzato dallo studio Cba e dedicato allo studio dei rischi legati al riciclaggio di denaro e all’elusione fiscale connessi alle zone franche (di solito denominate “porti franchi”).

 

Oltre le dogane

Le zone franche sono aree, generalmente collocate nei pressi dei confini nazionali, nelle quali le merci di provenienza extraeuropea sono importate senza tasse di sdoganamento o altre imposte. L’antesignano del porto franco era il magazzino doganale usato per stoccare merci in transito verso altri paesi. In quel caso l’esenzione fiscale si applicava solo per le merci che facevano una breve sosta prima di riprendere il viaggio ma per gli odierni porti franchi non ci sono limitazioni di tempo. Un dipinto può arrivare da un’altra giurisdizione e rimanere immagazzinato per decenni senza essere sottoposto a tassazione finché non entra fisicamente nella giurisdizione del paese ospitante.

 

Dimensioni del fenomeno

Di porti franchi il mondo ne offre sempre di più, come testimonia il rapporto del Parlamento europeo “I rischi di riciclaggio ed evasione fiscale nei porti franchi”, pubblicato a novembre 2018. Erano 100 nel 1975 per raggiungere il numero di circa 3mila in 135 paesi nel 2008. Nell’Unione europea le zone franche sono 82. In testa troviamo Croazia con 11, Lituania con 10 e Repubblica Ceca, Spagna e Polonia con sette ciascuno. In pratica, sette zone franche su dieci sono in paesi dell’Est europeo. L’ultimo nato, Arcis, è sorto ad Harlem (NY) nel 2018. Si tratta di un deposito super tecnologico per l’arte contemporanea di 10.000 metri quadri, dove le merci possono transitare con procedure semplificate e senza oneri doganali.

 

Centri finanziari offshore

I free port più noti sono a Ginevra, Monaco, Singapore, Lussemburgo, Pechino e nello Stato americano del Delaware. Queste giurisdizioni li considerano un asset nella loro attività di centri finanziari offshore. Infatti in molti porti franchi precise informazioni sull’identità dei proprietari non sono disponibili. Ma qualche cosa sta cambiando: “Certamente l’adozione da parte di tutti gli stati europei della V direttiva antiriciclaggio (n. 2018/843) – peraltro già in vigore in Lussemburgo -, che impone la verifica del beneficiario effettivo del bene, ha segnato e segnerà un’ulteriore stretta alle operazioni sospette. Si deve inoltre segnalare un cambiamento importante nel modello di gestione dei porti franchi: il porto franco di Ginevra ha adottato, al di là degli adempimenti richiesti dalla legge svizzera, come l’obbligo di inventario delle merci sensibili per normativa doganale, rigorose prassi di controllo della provenienza delle opere d’arte aventi più di 100 anni, affidando la verifica ad una società di servizi che ne valuta l’ammissibilità in deposito” afferma Alessandra Donati, docente di Diritto Comparato dei Contratti presso l’Università Milano-Bicocca.

 

Iniziativa a Ginevra

Nel 2016 il giro d’affari del free port di Ginevra è stato di 24,6 milioni di franchi, con un impatto economico sul territorio di 300 milioni di franchi all’anno, dal momento che l’80% dei suoi clienti sono stranieri. Il bilancio 2016 della società Porto Franco di Ginevra, il cui principale azionista è lo Stato di Ginevra, rivela che nel magazzino di La Praille il 96,4% degli spazi è occupato, percentuale che sale al 97,3% nel magazzino costruito accanto all’aeroporto. Nei complessivi 150 mila metri quadrati, ovvero una superficie grande quanto 21 campi di calcio, il 40% dello spazio verrebbe utilizzato proprio per stoccare opere d’arte e beni da collezione. È possibile stimare che vi siano all’interno almeno 1,2 milioni di opere del valore di circa 100 miliardi di franchi svizzeri. Il magazzino è stato definito dal direttore del Louvre «il più grande museo che nessuno può vedere» e contiene reperti archeologici di epoca romana e, si stima, circa mille opere di Picasso.

 

Lussuosi showroom

I nuovi free port sono lussuosi showroom, con aree protette 24 ore su 24, sensori biometrici, camere blindate, temperatura mai superiore ai 17 gradi, con umidità costante per preservare le opere d’arte. Ci sono anche studi di restauratori di dipinti e di sculture, dotati di tecnologie modernissime per valutare lo stato di salute delle tele e salottini per esporre le opere ove portare a termine le transazioni.

 

 

 

 


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