Bancari, diritto alla disconnessione

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Private di Private5 giugno 2019 | 10:15

Più opportunità per comunicare e lavorare in maniera flessibile, ma anche il rischio di restare incollati al lavoro fino a tarda sera e nei week-end. È il doppio volto dei dispositivi tecnologici, emerso con forza nelle trattative per il rinnovo del contratto dei bancari. Ne abbiamo parlato con Francesco Rotondi, co-fondatore dello studio di giuslavoristi LabLaw (fondato nel 2006, con sedi a Milano, Roma, Padova, Pescara, Genova, Napoli e Bari), nonché docente alla Liuc-Università Carlo Cattaneo di Castellanza.

 

Le banche sono ancora impegnate sul fronte della riduzione dei costi: questo cosa comporta per i dipendenti del settore? A cosa devono prepararsi?

Il settore bancario è immerso da anni in un processo profondo di trasformazione. Da un lato la ridefinizione delle norme europee di settore ha innescato importanti processi di cambiamento dell’attività bancaria e aumentato le esigenze di competitività, dall’altro l’avanzata dirompente, per certi versi palingenetica, delle nuove tecnologie ha dato avvio a una reazione a catena di innovazioni in tutti gli ambiti della banca-azienda fino, com’è ovvio, all’organizzazione del lavoro e alle relazioni industriali. Cito un esempio: è di poche settimane fa la notizia del processo di riorganizzazione di Bnl-Bnp Paribas che prevede un piano di riduzione del personale di 600 unità e la chiusura di 30 sportelli e la contestuale introduzione di soluzioni tecnologicamente avanzate, con l’utilizzo di machine learning e di intelligenza artificiale che permettono di automatizzare processi non ripetitivi, oltre all’introduzione di tecnologie digitali e robotiche nei diversi ambiti di attività. Siamo nell’era della banca 4.0 in cui l’accesso ai servizi si è spostato dallo sportello all’internet e mobile banking per non parlare poi della rivoluzione della blockchain che avrà a breve applicazione anche nel settore bancario. Siamo di fronte nuovi paradigmi tecnologici che producono inevitabilmente nuovi paradigmi organizzativi, lavorativi e sindacali.

 

Quali sono gli spazi per introdurre nel contratto dei bancari il diritto alla disconnessione?

Del tema si sta discutendo in sede di trattative sul rinnovo del ccnl su rivendicazione dei sindacati, i quali sostengono la necessità di garantire la disconnessione dalla rete aziendale dei dipendenti, coerentemente con l’orario di lavoro e i tempi di riposo giornaliero e settimanale, le ferie e la malattia. Attenzione, il tema del cosiddetto diritto alla disconnessione nell’ambito di una società costantemente connessa non è giuslavoristico. ma principalmente di tipo sociologico. Le nuove tecnologie scandiscono ormai in modo frenetico e senza freni i nostri tempi di vita, compresi quelli lavorativi. La possibilità di essere costantemente connessi ha portato molti vantaggi nell’ambito delle attività lavorative soprattutto in relazione al cosiddetto lavoro agile e alla possibilità di poter meglio conciliare le esigenze della vita privata con quella lavorativa. Se la dimensione spazio-temporale del lavoro sta mutando è evidente che la riflessione sull’orario quale metro di misura del lavoro non ha più senso. E’ altresì vero, tuttavia, che la connessione costante può portare a una sorta di esasperazione delle attività con l’aumento dei disagi dei dipendenti che invadono la sfera privata e del tempo libero. Qualcuno ha prefigurato anche un aumento dei tempi di lavoro.

 

Qual sarebbe, a suo avviso, un compromesso praticabile?

La nostra legislazione, sulla base anche dell’esperienza francese, ha introdotto nel 2017 nell’ambito della norma sul lavoro agile il diritto alla disconnessione rimandando poi alla contrattazione collettiva l’individuazione delle misure per garantire al lavoratore la disconnessione dalle strumentazioni tecnologiche. Si tratta di una norma poco chiara che ribadisce che l’attività lavorativa “agile” (che si presta senza precisi vincoli di orario) debba rientrare nei limiti massimi dell’orario di lavoro giornaliero e settimanale così come stabiliti per legge e dalla contrattazione, che ne stabiliscono, appunto, il limite.  Se c’è già una norma che stabilisce il limite massimo di orario di lavoro a cosa serve rivendicare il diritto alla disconnessione? Dunque siamo di fronte un falso problema oppure non abbiamo ancora il coraggio di affrontare una rivoluzione in atto con nuovi paradigmi di regolazione del lavoro.

 

 

Cambiando prospettive, quali competenze è necessario avere per resistere nel settore?

La leva principale è l’aggiornamento costante delle competenze soprattutto tecnologiche. Un altro aspetto importante è la trasformazione del lavoro in banca in cui la componente consulenziale farà sempre di più la differenza. A tal proposito è di forte interesse il cosiddetto “accordo minotauro” di Banca Intesa che ha introdotto la figura del lavoratore ibrido, ossia che presta la sua attività lavorativa in parte come lavoratore dipendente e inquadrato in tal senso, e in parte come lavoratore autonomo retribuito sulla base dei risultati.

 

 


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