Il private banking guadagna spazio tra i canali distributivi

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Luigi Dell'Olio di Luigi Dell'Olio 6 Giugno 2019 | 08:30

È bastato mantenere le posizioni per crescere nell’incidenza di mercato rispetto agli altri canali distributivi. Ma la vera sfida per il private banking italiano inizia ora, tra esigenze crescenti espresse dalla clientela e la difesa dei margini in un contesto competitivo e normativo sempre più complicato.

Aum stabili

L’ultimo aggiornamento realizzato dall’Associazione italiana private banking, che PRIVATE ha potuto visionare in anteprima, segnala che nel 2018 gli asset gestiti si sono attestati a 804 miliardi di euro. La raccolta netta positiva di 17 miliardi è stata compensata dall’effetto dei mercati finanziari sui portafogli (-18 miliardi), particolarmente negativo nel primo trimestre (-10,9 miliardi).

I risparmi sostengono i patrimoni

La ricchezza finanziaria delle famiglie private, pari a 1.079 miliardi di euro, si è mantenuta costante grazie ai flussi di risparmio dell’1,2% che hanno compensato l’effetto mercato negativo. La quota di mercato potenziale servita dal Private Banking è rimasta costante attorno al 60%.

Lo studio di Aipb segnala che la ricchezza finanziaria delle famiglie che possiedono patrimoni superiori ai 500mila euro è cresciuta negli anni, arrivando a rappresentare circa il 40% delle attività finanziarie delle famiglie italiane. La crescita è avvenuta a un ritmo più intenso per le famiglie con oltre 5 milioni di euro, che detengono più del 30% della ricchezza pur rappresentando solo il 4% delle famiglie private (+7,6% e +7,8% dal 2015 per la fascia 5-10 milioni e la fascia oltre 10 milioni di euro, rispetto al +6,1% del totale delle famiglie benestanti).

Nel 2018 i flussi di nuova ricchezza private sono stati più contenuti rispetto all’anno precedente (+1,2% contro +2,65% del 2017) e l’impatto negativo dei mercati (-1,3%) ha determinato una dinamica complessiva in lieve diminuzione (-0,1%).

Cresce la quota di mercato

Nel corso del 2018 il private banking ha acquisito un peso maggiore nel sistema finanziario italiano, raggiungendo una quota di mercato del 27%. Nei primi nove mesi dell’anno il settore private è cresciuto dello 0,6%, a fronte di una diminuzione dello 0,2% della somma degli altri canali distributivi.

Il private, che include le banche e le reti di consulenza finanziaria che hanno sviluppato un modello di servizio dedicato a questa clientela, gestiva a settembre 2018 il 26,9% dei 2.992 miliardi di euro delle attività finanziarie investibili delle famiglie. Per differenza, le masse relative agli altri canali distributivi delle banche e reti di consulenza finanziaria escluse dal perimetro dell’Osservatorio Aipb, rappresentavano rispettivamente il 45,3% e il 6% delle attività finanziarie. A complemento del sistema bancario, la quota di attività finanziarie delle famiglie affidata al canale postale risultava pari al 16% e quella degli agenti assicurativi al 5,4%.

Portafogli difensivi

Nel 2018 il quadro di incertezza ha spinto le famiglie private a detenere una quota maggiore di attività liquide rispetto al passato, determinando una crescita della raccolta diretta. Si è interrotto il fenomeno di ricomposizione dei portafogli Private da investimenti amministrati e obbligazioni bancarie verso la raccolta gestita, mentre è continuata la crescita dei prodotti assicurativi.

Nuove prove in arrivo

Nonostante un impatto negativo dei mercati sul valore degli investimenti, nel corso del 2018 la soddisfazione delle famiglie private per il servizio ricevuto si è mantenuta a livelli molto alti, guadagnando un ulteriore punto percentuale (80% contro 79% del 2017). Il buon risultato ottenuto ha riguardato tutte le componenti del modello di servizio, dimostrando l’apprezzamento da parte della clientela delle caratteristiche distintive del servizio relative alla gamma di offerta, alla qualità delle informazioni e alla professionalità dei private banker.

Il buon livello di soddisfazione e la ripresa che ha caratterizzato i mercati finanziari nella prima parte del 2019 fanno immaginare un anno positivo per il settore del private banking. Anche se non mancano i fattori di preoccupazione, dalle tensioni geopolitiche che incombono sui mercati finanziari alla maggiore trasparenza imposta dalla Mifid2 sul fronte dei prezzi, fino alla crescente concorrenza sul lato dell’offerta. Uno scenario che potrebbe dar vita a un nuovo consolidamento nel settore.

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