Ricchezza mondiale: quanti Paperoni in Italia

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Avatar di Redazione 20 Giugno 2019 | 10:06
Il nostro Paese è quarto al mondo per numero di persone con un patrimonio superiore ai 100 milioni. Ed è nono per numero di milionari.

Metà della ricchezza mondiale, circa duecentosei trilioni di dollari, è concentrata nelle mani di 22,1 milioni di Paperoni. Una somma gigantesca che è cresciuta dell’1,6% nel 2018. In robusta frenata, tuttavia, rispetto al balzo del 7,5% registrato nel 2017. Su questo dato in controtendenza ha inciso soprattutto l’andamento dei mercati, che negli ultimi tre mesi dell’anno scorso ha virato verso un deciso ribasso finendo per intaccare la ricchezza finanziaria e, di conseguenza, la performance dei gestori patrimoniali. A dipingere questo quadro generale è l’edizione 2019 dello studio di Boston Consulting Group sulla ricchezza nel mondo.

L‘Italia è messa molto bene nella classifica e figura al nono posto nel mondo per numero di milionari, con 5 mila miliardi di ricchezza finanziaria personale (prevista in crescita a 5,6 miliardi entro il 2023). E se si passa a esaminare la graduatoria dei Paesi con più persone dotate di un patrimonio di oltre 100 milioni, i cosiddetti super ricchi, il nostro Paese si colloca ancora più in alto, in quinta posizione, con il 4% dei Paperoni di tutto il pianeta.

Tra le pagine della ricerca di Boston Consulting, si ottengono alcune indicazioni per i wealth manager che cercano nuove fonti di crescita. In particolare, terreno fertile per l’espansione potrebbe essere il segmento affluent, composto dai quei clienti con un patrimonio tra i 250 mila e 1 milione di dollari. Un bacino a cui attingere di 76 milioni di persone a livello globale, che tra l’altro vede crescere il suo patrimonio investibile del 6,2% all’anno per il prossimo lustro.

Nel nostro Paese, gli affluent sono 1,4 milioni di persone i milionari costituiscono un gruppo di 400mila persone. “La sfida passa per un significativo miglioramento e differenziazione del modello di servizio sui diversi segmenti”, ha osservato Edoardo Palmisani di Boston Consulting, “non solo patrimoniali, di clientela e per l’utilizzo di dati e nuove tecnologie per personalizzare il dialogo con il cliente, la pianificazione dei bisogni, l’ottimizzazione del pricing e la gestione della retention”.

 

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