Private banking in Italia, ecco quanto vale e chi comanda

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Avatar di Redazione6 agosto 2019 | 10:28

Tempo di bilanci per il mondo del private banking italiano. Magstat, il primo osservatorio indipendente sul settore in Italia, ha infatti pubblicato i risultati della sedicesima edizione dell’indagine sul private banking nel nostro paese.

La società ha analizzato 261 operatori finanziari che offrono servizi di private banking e family office in Italia. Al 31 dicembre 2018, il totale delle attività finanziarie che si spartiscono i 261 player censiti, ammonta a circa 944 miliardi di euro suddivisi su almeno 1.165.126 clienti “dichiarati”. Stimando che il mercato italiano del private banking e del family office valga complessivamente 1.120 miliardi (a fine 2018), la quota non ancora raggiunta dai servizi di private banking è pari al 15,7% (207 miliardi di euro). La quota di mercato servita (944 miliardi di euro) è dell’ 84,3% ed è in continua crescita. Anche quest’anno la spartizione dell’asset prevede solo due categorie: private banking e family office. Tale scelta è stata dettata dall’impossibilità di inquadrare numerosi operatori all’interno di una ed una sola delle vecchie categorie (banche commerciali italiane, banche d’affari estere, banche italiane specializzate, sgr-sim-boutique finanziarie, reti di consulenti finanziari con divisioni private).

Per citare alcuni esempi:
-Allianz Bank Financial Advisors, Indosuez Wealth Management, Hypo Tirol Bank e Deutsche Bank Financial Advisors (ex Finanza&Futuro) hanno i requisiti per essere inserite nella vecchia categoria banche d’affari estere ma anche tra le reti di consulenti finanziari con divisioni private;
-Banca Euromobiliare, Banca Generali e Banca Patrimoni Sella & C. dispongono al proprio interno di una rete di consulenti finanziari (private banker a provvigione) ma anche di una struttura di private banker a dipendenza;
-Banca Intermobiliare, Cassa Lombarda, Banca Ifigest, Banca Consulia, Credit Suisse Italy ed Ersel Sim dispongono tutti di consulenti finanziari (private banker a provvigione) che operano in sinergia con i private banker a dipendenza;
-Fideuram-Intesa Sanpaolo Private Banking dal 1° luglio 2015 ha unito tre reti: Fideuram, Sanpaolo Invest e Intesa Sanpaolo Private Banking. Rendendo impossibile classificarla all’interno di una delle cinque vecchie categorie del private banking da noi create.

I 944 miliardi di euro sono così ripartiti:
-865 miliardi di euro (pari al 91,6% del mercato servito) sono nelle mani di 122 operatori finanziari specializzati nel private banking grazie alla consulenza di 17.420 private banker distribuiti in 2.319 filiali/uffici suddivisi su 1.138.105 clienti;
-79 miliardi di euro (pari all’8,4% del mercato servito) appartengono a 139 family office dove lavorano 729 family officer in 222 uffici suddivisi su 27.021 clienti.

Fideuram Intesa Sanpaolo Private Banking si aggiudica il gradino più alto del podio con 153,2 miliardi di euro (16,2% del mercato), seguita da Unicredit con 91,3 miliardi di euro (9,7% del mercato), e Banca Generali con 40 miliardi di euro (4,2% del mercato). L’asset controllato dai primi tre operatori è pari al 30,1% del mercato e in termini assoluti supera i 284 miliardi di euro. Scorrendo la classifica troviamo al quarto posto UBI Top Private con 33,8 miliardi seguita da BNL Bnp Paribas con 32,6 miliardi di euro. I primi cinque operatori finanziari attivi nel private banking hanno una quota del mercato di quasi 351 miliardi di euro, pari al 37,2%. I primi dieci coprono il 51,6% del mercato con 487 miliardi di euro.

Interpretando i risultati in termini di gruppi bancari, i primi tre (nell’ordine: Intesa SanPaolo, Unicredit e Banca Generali) controllano il 35,5% (335,3 miliardi di euro), i primi cinque gruppi (+ Ubi Banca + Bnp Paribas) il 43,3% (408,5 miliardi di euro) e i primi dieci (+ Ubs + Credem + Deutsche Bank + Mediobanca + Banco BPM) il 58,3% (550,2 miliardi di euro) del mercato private servito. I primi venti gruppi coprono il 77,3% del mercato con circa 730 miliardi di euro.

Nel 2018 è continuato il processo di concentrazione nel settore del private banking in Italia e si sono rafforzati soprattutto Banca Generali, Ersel e Crédit Agricole:
-Banca Generali ha acquisito il 90,1% di Valeur Fiduciaria S.A., boutique finanziaria con sede a Lugano, e il 100% di Nextam Partners, società specializzata nell’asset e wealth management, oltre che nell’advisory.
-Il Gruppo Ersel ha rilevato la quota di maggioranza di Banca Albertini, acquistando dal Gruppo SYZ il 64,3% delle azioni, mentre Alberto Albertini ha mantenuto l’attuale quota del 35,7%.
-Indosuez Wealth Management, brand globale specializzato nel wealth management del Gruppo Crédit Agricole ha rilevato il 94.1% di Banca Leonardo.
-Fusione per incorporazione in Crédit Agricole Cariparma S.p.A. delle Casse di Risparmio di Rimini, Cesena e San Miniato. Le tre casse sono state messe in sicurezza e ribattezzate Banche Fellini.

ASSET – I patrimoni (asset finanziari totali) detenuti dagli operatori che offrono servizi di private banking e di family office in Italia sono passati da 912,5 miliardi di fine 2017 a 944 miliardi di fine 2018. Nell’ultimo anno l’incremento è stato di ben 31.5 miliardi di euro, pari allo 3,3%. Negli ultimi cinque anni l’incremento è stato pari a 263,9 miliardi di euro: da 678,3 miliardi di fine 2013 a 944 miliardi di fine 2018. Negli ultimi 10 anni l’incremento è stato pari a 440 miliardi. (da 504 miliardi di fine 2008).

CLIENTI – Il numero dei clienti italiani che utilizzano il servizio private banking e del family office è cresciuto da 1.073.531 unità (fine 2016) a 1.165.126 unità (fine 2018).

FILIALI/UFFICI – Sono 2.541 le filiali/uffici private e i family office dichiarati dai player del mercato. Svetta sempre la Lombardia che, secondo le nostre stime, ne conta 506; segue l’Emilia Romagna con 199, il Veneto con 184 filiali private, Piemonte (178), Lazio (132), Toscana (128), Liguria (106). Tra le province italiane, Milano è sempre in testa con 251 filiali, seguita da Roma (116) e Torino (94).

PRIVATE BANKER – Sono 17.420 i private banker (esclusi i 729 family officer) censiti. Se suddividiamo i 122 operatori finanziari specializzati nel private banking, monitorati in questa indagine, sulla base del tipo di inquadramento riservato ai propri private banker si possono individuare:
-27 operatori che dispongono sia di private banker remunerati a provvigione sia di private banker a dipendenza (il più grande è Fideuram ISPB);
-10 operatori che utilizzano solo private banker remunerati a provvigione (Finecobank è quello di maggior dimensioni in termini di masse);
-85 operatori finanziari si affidano esclusivamente private banker a dipendenza. I private banker remunerati esclusivamente a provvigione che lavorano nell’industria italiana del private banking sono in continua ed inesorabile crescita: al 31 dicembre 2018 il numero totale era pari a 11.127 (erano 10.941 a fine 2017) con masse gestite stimabili che superano i 235 miliardi (erano 217 miliardi lo scorso anno), pari al 27% del mercato “private” servito escludendo i “family office”.

RACCOLTA – L’analisi della raccolta netta del 2018 (limitata alle strutture che hanno fornito il dato relativo esclusivamente alla clientela private) evidenzia che gli operatori finanziari con all’interno una rete di consulenti finanziari (private banker remunerati a provvigione) sono quelli più dinamici: Fideuram-Intesa Sanpaolo Private Banking ha raccolto 7,2 miliardi di euro (dei quali 2,6 miliardi raccolti dalle Reti Fideuram e Sanpaolo Invest), Finecobank (6,2 miliardi), Banca Generali PB (5 miliardi), Banca Patrimoni Sella & C. (1,3 miliardi), Mediolanum PB (0,9 miliardi).

Se analizziamo i risultati in base alle dimensioni degli operatori finanziari monitorati possiamo evidenziare che:
-i 12 i big player (operatori con patrimoni superiori ai 20 miliardi di euro) gestiscono 532 miliardi di euro;
-le 14 strutture con patrimoni tra i 10 ed i 20 miliardi di euro hanno asset complessivi pari a circa 201,8 miliardi di euro;
-58,9 miliardi circa sono controllati dai 9 operatori con patrimoni tra i 5 ed i 10 miliardi di euro;
-le strutture con asset da 1 miliardo ai 5 miliardi sono 39 e hanno patrimoni complessivi di 109 miliardi di euro;
-i 107 operatori finanziari più piccoli, ovvero quelli con patrimoni fino ad 1 miliardo di euro, detengono asset finanziari totali di poco superiori ai 41,8 miliardi.

Facendo un confronto con l’anno precedente possiamo affermare che continua ad aumentare il peso dei big player (>10 miliardi). Infatti:
-il 56,4% del mercato è in mano ai big player del settore (intermediari finanziari con patrimoni superiori ai 20 miliardi di euro), contro il 56,3% dello scorso anno;
-il 21,4% del mercato è controllato dalle strutture con patrimoni tra i 10 ed i 20 miliardi di euro, contro 19,9% dello scorso anno;
-il 6,2% del mercato è controllato dalle strutture con patrimoni tra i 5 ed i 10 miliardi di euro, contro il 7,6% dello scorso anno;
-il 16% del mercato del private banking è in mano a piccole strutture con patrimoni inferiore ai 5 miliardi di euro, contro il 16,2% dello scorso anno.

 


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