La sfida Esg non è solo questione di rating

A
A
A
Private di Private1 ottobre 2019 | 09:53

di Carole Millet (nella foto), incaricata dell’offerta di investimenti responsabili in Banque SYZ

Siamo consapevoli di come le società non si siano preparate a sufficienza alle crescenti normative e alla pressione degli azionisti in materia di criteri ESG, che sono sempre più severi. Se l’attività delle società non è riuscita a far evolvere la propria attività di conseguenza, la performance ne risentirà.

In realtà stiamo già assistendo alla distruzione di valore provocata dai problemi ambientali, sociali e di governance. In seguito alla tragedia che ha colpito l’industria estrattiva brasiliana, con la morte di 240 persone nel disastro che ha coinvolto la società Vale S.A., Sustainalytics, agenzia di rating ESG, ha immediatamente ritirato la propria raccomandazione. Il prezzo del titolo è precipitato del 28%, determinando un crollo dei prezzi della stessa entità.

Controcorrente

Siamo convinti che le società siano sottoposte a pressioni sempre maggiori per migliorare i dati relativi ai criteri ESG. Riteniamo però che gli elevati flussi di denaro verso società con un punteggio ESG più alto stiano alimentando una bolla speculativa. Per noi i rating sono una parte fondamentale del processo di investimento se si intende integrare il rischio ESG, ma sono solo uno dei tanti strumenti a disposizione degli investitori.

Se gli investitori seguono la mentalità di massa e investono solo nelle migliori società a elevata capitalizzazione con i rating più alti, ciò può portare a uno scostamento delle valutazioni dalla realtà. Le capitalizzazioni maggiori dominano attualmente i fondi classificati ESG e gli investitori, senza rendersene conto, spesso investono allo stesso modo, moltiplicando il rischio. Questo potrebbe portare a una pericolosa bolla e impedire la trasformazione globale verso un investimento più sostenibile.

L’investimento sostenibile a lungo termine deve combinare strumenti analitici dei criteri ESG, come i rating, e un investimento attivo di tipo bottom-up basato sui fondamentali per analizzare in quali casi la generazione di liquidità e la redditività del capitale proprio possono giustificare le valutazioni.

Mentre l’integrazione dei criteri ESG è meno diffusa nel segmento del reddito fisso, i gestori patrimoniali stanno iniziando a procedere a grandi passi nel mondo obbligazionario. Abbiamo collaborato con la Banca mondiale ed emesso due obbligazioni legate agli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile (SDG) delle Nazioni Unite. L’applicazione dei criteri ESG al reddito fisso non è un compito facile: tra governi e società, dobbiamo considerare tutta la complessità e i molteplici fattori legati all’emissione di debito.

Per favorire un cambiamento positivo, dobbiamo valutare l’impatto ed esercitare il nostro impegno. Ma anche in questo modo, considerato che i prezzi delle obbligazioni continuano a essere sensibili ai fattori valutari ed esterni, il compito resta molto complesso. Raccomandare un’obbligazione solo perché potrebbe influire positivamente sull’obiettivo di rendimento del portafoglio non è tuttavia più accettabile. Adottare un approccio di investimento sostenibile non significa gettarsi a capofitto verso il mondo del reddito fisso, ma vuol dire ottenere progressivi guadagni tramite la combinazione di analisi e impegno.

Andare oltre

Prendere in considerazione i criteri ESG è doveroso, non solo nella gestione di fondi di investimento ma anche nell’attività di consulenza. Integrare dati non finanziari nell’analisi tradizionale aumenta il valore, ma è importante fare un passo in più. Per quanto ci riguarda, ciò significa comprendere quali sono le sfide future che una società deve affrontare e come possono influire sugli utili.

L’esercizio diventa più difficile se applicato alle aziende di dimensioni più piccole, dato che molte non sono oggetto di ricerche approfondite da parte degli analisti. Ma ignorare le società più piccole nella catena sostenibile significa rinunciare a un ricco universo di opportunità di generazione di rendimento, dato che le micro-imprese e le società a bassa capitalizzazione sono la culla del mondo imprenditoriale.

Molte delle attuali offerte sono costruite sulle questioni ambientali, un elemento sempre più in linea con gli obiettivi degli investitori. Se, ad esempio, vogliamo combattere i cambiamenti climatici in modo attivo e con successo, dobbiamo pensare in modo creativo e ideare nuovi prodotti remunerativi per gli investitori (il che rappresenta il principio di base dell’investimento), e sostenere le società che vogliono tramandare un futuro migliore e un pianeta più sano alle generazioni future.

In ultima analisi si deve iniziare con una buona governance, e una motivazione reale a ridurre l’impatto sociale e ambientale. Si deve sempre tenere presente che mantenere un punteggio ESG elevato è sempre più difficile che ripensare una società per migliorare un punteggio basso.

Noi di SYZ abbiamo deciso di aderire al cambiamento invitando i nostri clienti ad esprimere le loro opinioni ed esigenze in materia di finanza sostenibile. Esiste una grande differenza tra regioni, culture e aspirazioni personali. Comprendere le origini del capitale dei nostri clienti e la loro fonte di reddito ci aiuta a creare portafogli personalizzati per prevenire i rischi in un mercato sempre più standardizzato e affrontare i grandi problemi della nostra epoca.


Non è possibile commentare.

Ti può anche interessare

Azimut, al via un master per consulenti e wealth manager

Il gruppo del risparmio gestito e Bologna Business School hanno stretto una partnership per la secon ...

I portafogli dei ricchi scelgono le polizze

L'incertezza sui mercati ha fatto aumentare fino al 21% il peso degli asset assicurativi ...

La successione aziendale salta una generazione

La tendenza dei capi azienda a restare in sella fino a tarda età fa sì che sempre più spesso il p ...