Wealth management, clienti più ottimisti che investitori

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Avatar di Redazione28 ottobre 2019 | 11:15

Secondo l’ultima ricerca trimestrale sulla fiducia degli investitori di UBS Global Wealth Management, gli investitori High Net Worth e gli imprenditori di tutto il mondo sono leggermente più ottimisti sull’economia e sulle azioni ma, essendo preoccupati dalla guerra commerciale, detengono una maggiore liquidità.

La ricerca, che ha coinvolto oltre 4.600 investitori e imprenditori facoltosi in 18 Paesi, ha evidenziato un recupero della fiducia alla fine del terzo trimestre. Il 53% degli intervistati ha espresso un giudizio positivo sull’economia globale e il 61% di essi sull’economia della propria regione, con una crescita di due punti percentuali su base trimestrale per entrambi i dati. Crescono di un punto percentuale, al 56%, gli ottimisti sui titoli della propria Paese. Tuttavia, il 73% degli intervistati si è detto preoccupato dalla volatilità del mercato derivante dalla guerra commerciale. Di conseguenza, il 34% ha dichiarato di aver aumentato la propria quota di liquidità, adottando quella che, fra gli intervistati, è la reazione più diffusa agli sviluppi commerciali in atto. Questo trimestre le disponibilità liquide sono aumentate di un punto percentuale e rappresentano il 27% dei portafogli degli intervistati, una quota molto superiore a quella solitamente raccomandata dal Chief Investment Office di UBS Global Wealth Management (GWM CIO). Un moderato ottimismo accomuna anche gli imprenditori: scende di cinque punti percentuali, al 34% del campione, il numero di quelli che hanno pianificato l’assunzione di nuovi lavoratori, mentre il 44% ha ritenuto una recessione globale altamente probabile nei prossimi sei mesi. Al contrario, GWM CIO considera improbabile una recessione globale nei prossimi due trimestri e ritiene che la solidità di aree chiave come i consumi statunitensi saprà compensare la debolezza del settore manifatturiero. Tuttavia, a crescere fra gli intervistati sono le inquietudini legate alle dinamiche politiche nazionali, come dichiara il 47% del campione a fronte del 44% che ha affermato di temere una guerra commerciale globale. È una preoccupazione particolarmente diffusa negli Stati Uniti, dove la politica interna è temuta dal 60% del campione mentre il commercio allarma il 44% degli intervistati.

Paolo Federici, Market Head Italy, UBS Global Wealth Management, ha così commentato lo studio: “La guerra commerciale in atto e, più in generale le tensioni geopolitiche a cui stiamo assistendo, sono occasione di riflessione per gli investitori di tutto il mondo che, come noto, non amano la volatilità dei mercati. Questa situazione li porta spesso a un approccio attendista e ad accumulare liquidità. Il loro ottimismo verso il rendimento futuro dei mercati resta comunque elevato: il 50% degli investitori HNW vede il mercato azionario in crescita nei prossimi sei mesi”.

Stati Uniti
L’ottimismo degli investitori statunitensi sulla loro economia non ha subito variazioni rispetto al precedente trimestre. Si è tuttavia abbassata dal 53% al 50% la percentuale delle valutazioni positive sulle azioni statunitensi. Particolarmente cauti si sono dimostrati gli imprenditori: scende al 31% la percentuale di chi ha intenzione di assumere, rispetto al 46% del secondo trimestre. Tuttavia, nonostante la minore disponibilità a investire i capitali, la liquidità in portafoglio è scesa dal 22% al 21%.

America Latina
Gli investitori latino-americani hanno espresso la più marcata perdita della fiducia nella loro economia, dal 69% del secondo trimestre al 61% del terzo trimestre, principalmente a causa degli sviluppi politici in Argentina e altrove. È diminuito anche il numero di intervistati che esprimono un giudizio positivo sul mercato azionario interno, dal 72% al 62%, come pure la quota di imprenditori intenzionati ad assumere, che è passata dal 38% al 31%. Meno radicale, invece, è stata la variazione della liquidità, aumentata di un punto percentuale appena (dal 29% al 30%). A suscitare le maggiori preoccupazioni nella regione è stato l’aumento delle imposte, per il 68% degli intervistati.

Europa
L’ottimismo economico degli investitori europei si è mantenuto sostanzialmente stabile su base trimestrale. Come per gli investitori statunitensi, è tuttavia scesa dal 53% al 50% la percentuale delle valutazioni positive sui mercati azionari interni. Fra gli imprenditori, i giudizi positivi sull’economia interna sono nettamente migliorati, dal 53% del precedente trimestre al 67%. Come tra gli investirori americani, anche fra quelli europei prevale la preoccupazione per la politica interna, che sale al 43% rispetto al 39% a causa dei timori rispetto alla competitività nazionale e all’aumento delle imposte. Nel Regno Unito, a preoccupare sono soprattutto la politica interna, al 51%, e la Brexit, al 49%. In Germania, prevale la paura dei bassi rendimenti, al 46%. In Italia, pesa invece il debito nazionale, al 47%.

Svizzera
La fiducia nell’economia degli investitori svizzeri ha registrato uno dei maggiori incrementi: l’ottimismo è salito dal 49% del secondo trimestre al 55% del terzo trimestre. È cresciuto del 16% anche l’ottimismo sui titoli della propria regione, toccando il 60% e traducendosi direttamente in un abbassamento dal 30% al 25% della componente liquida dei portafogli. Una percentuale relativamente bassa di imprenditori, pari al 31%, ha ritenuto altamente probabile una recessione globale nei prossimi sei mesi. In definitiva, la preoccupazione principale è, per il 33% degli investitori, la sicurezza informatica.

Asia
La fiducia nell’economia degli investitori asiatici è cresciuta nel terzo trimestre: il 68% del campione ha espresso un giudizio positivo sulla regione, contro il 60% del secondo trimestre. È cresciuto anche, dal 56% al 61%, l’ottimismo sulle azioni della regione. Tuttavia, la liquidità ha segnato un incremento di due punti percentuali, al 34%, il livello più consistente in tutte le regioni. Il 32% degli imprenditori ha previsto nuove assunzioni, rispetto al 38% del trimestre precedente, mentre il 50% ha dichiarato di prevedere una recessione globale nei prossimi sei mesi. Le tensioni commerciali hanno contribuito a spiegare parte di questo atteggiamento di cautela: la guerra commerciale rimane la principale preoccupazione, per il 45% degli investitori asiatici.


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